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La veglia del denaro genera mostri

· Corruzione ed effetti collaterali ·

Chi ha mai sentito dal pulpito una predica sulla corruzione? Magari con la giusta dose di indignazione per atteggiamenti che feriscono e impoveriscono la comunità civile, sottraendo risorse destinate al bene di tutti. 

Michael Douglas nei panni di Gordon Gekko

Più facilmente abbiamo visto interminabili talk-show televisivi su questo argomento, oppure abbiamo assistito a estenuanti campagne elettorali in cui l’accusa di ospitare dei corrotti nel proprio partito rimbalzava da una fazione all’altra. Senza che alla fine, a quanto pare, sia successo davvero qualcosa. Dalla base poi, dalla gente comune l’indignazione contro la corruzione e i corrotti è tanto rancorosa quanto spuntata nella possibilità di raggiungere il suo effetto.
Alla marea montante della protesta segue, il più delle volte, la risacca della delusione e del riflusso nel privato. Se abbiamo imparato dalla lezione di Hannah Arendt che il male, in senso tragico, può essere «banale», si può dire che la corruzione può diventare «abituale», quasi ambientale, realtà che si insinua dentro i gangli della società perché ancora prima si annida nel cuore dell’uomo.
È questo il punto di novità — insistito da Lorenzo Biagi nel suo ultimo libro Corruzione (Padova, Editore Messaggero Padova 2014, pagine, 116, 11 euro) — che Papa Francesco ha apportato al dibattito attorno a un tema che sul piano civile si presenta per lo più consunto e quasi disarmato, incapace di suscitare grandi passioni e indignazione che non sia effimera. Soprattutto a causa delle molte, troppe, letture minimaliste o fatalistiche che con la corruzione cercano di patteggiare: se da un lato la «comprendono», perché farebbe parte del sistema, dall’altro rischiano di legittimarla.
Ma dove sta più precisamente, secondo Biagi, la novità della lettura di Papa Francesco in tema di corruzione, soprattutto nel famoso testo scritto nel lontano 1991, sull’onda della delicata situazione argentina, ripreso nel 2005 da «Editorial Claretiana» (Corrupción y pecado) ed edito in italiano con il titolo Guarire dalla corruzione (Bologna, Editrice Missionaria Italiana, 2013, pagine 64, euro 6.90)? Nel fatto che Bergoglio ne indaga la struttura interna cogliendone la curvatura antropologica, cioè non restando — come fanno tutti — sulla soglia della fenomenologia dell’uomo corrotto, ma chiamando in causa proprio l’esistenza concreta e singolare. Quindi andando oltre quell’impostazione avalutativa delle scienze sociali che rischiano di restituirci una visione moralmente neutra della corruzione.
In pratica «Papa Francesco ci obbliga a domandarci se c’è una nostra responsabilità di fronte al formarsi di uomini corrotti».

di Ugo Sartorio

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22 gennaio 2020

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