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La tutela del creato  nell'insegnamento biblico

· Iniziativa degli anglicani in occasione del World Environment Day delle Nazioni Unite ·

Riflettere sulle grandi emergenze ambientali che attanagliano il pianeta, andando alla scoperta, attraverso il messaggio biblico, di nuove strade per costruire un più corretto rapporto tra l'uomo e il creato: è il senso dell'impegno al quale sono chiamati gli anglicani, nell'ambito di un'iniziativa lanciata in occasione del World Environment Day, la Giornata mondiale per l'ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che si celebra oggi, 5 giugno. La tutela del creato è, infatti, uno temi principali che vengono affrontati nel programma generale «The Bible in the life of the Church», dedicato alla lettura della Bibbia, che le diverse comunità anglicane stanno compiendo alla luce delle particolari realtà in cui esse sono radicate. «Spero che mediante questo programma — ha sottolineato il primate della Comunione anglicana, l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams — impariamo a dire non soltanto parole sull'importanza della Parola, ma a far sì che, attraverso la Bibbia, lo spirito e il verbo divino possano entrare in noi, rendendo le comunità e il mondo come Dio li vuole». In occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, svoltasi a dicembre 2009, a Copenaghen, l'arcivescovo Williams aveva peraltro sollecitato i Governi e le società ad agire per amore. «Non possiamo — aveva evidenziato il primate — mostrare il lato giusto dell'amore, se come esseri umani non lavoriamo per salvaguardare la terra come dimora sicura per tutti».

Il programma «The Bible in the life of the Church», in particolare, coinvolge le comunità di quelle nazioni colpite dai disastri naturali per i rapidi mutamenti climatici: «Stiamo assistendo alle conseguenze — ha osservato il responsabile del programma, Stephen Lyon — che il mutamento del clima stanno provocando nelle regioni meno sviluppate del pianeta: numerose comunità anglicane, per esempio, vivono in Paesi come l'India o la Nigeria, che risultano tra i più colpiti dalle inondazioni e dalla diminuzione delle fonti idriche potabili». Tutte le religioni e le confessioni, ha aggiunto, «hanno il dovere di proteggere l'ambiente nei loro contesti e negli altri». Per quanto riguarda la Comunione anglicana, ha puntualizzato, «questo dovere è stato sancito nel documento “The five marks of mission” ed è una delle ragioni per cui abbiamo deciso di affrontare l'argomento, attraverso la lettura della Parola, in modo tale che tutti i fedeli, in qualsiasi parte del mondo, possano realizzare l'imperativo biblico di proteggere il creato». Il responsabile del programma ha concluso: «Ci auguriamo che, esplorando insieme una selezione dei principali passi biblici riferibili all'ambiente — tema ampiamente riconosciuto come una delle sfide più cruciali che hanno di fronte le Chiese e l'umanità — potremo dare la prova di come gli anglicani affrontano la lettura della Bibbia, per identificare i principi di interpretazione delle parole». Il tema della tutela del creato è stato anche al centro della Conferenza di Lambeth del 1998. In tale cornice, venne approvata, tra le altre, la «Resolution 1.8», nella quale si ricorda che «i cristiani hanno ricevuto il mandato da Dio di proteggere il creato». Inoltre, nell'ambito dell'Anglican Consultative Council, tenutosi nel 2009, in Giamaica, è stata approvata la «Resolution 14.15» che stabilisce il supporto dell'organismo alle azioni «di riflessione e di testimonianza nelle questioni inerenti all'ambiente e allo sviluppo economico», intraprese dal primate della Comunione.

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