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Missili russi
in Turchia

· ​Preoccupazione della Nato ·

 È iniziata ieri la consegna alla Turchia del primo lotto del sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400, fortemente avversata dagli Stati Uniti. A renderlo noto sono state fonti del ministero della difesa di Ankara. Un aereo cargo di Mosca è atterrato stamane alla base aerea di Mürted, vicino ad Ankara, con componenti del sistema di difesa aerea.

Dopo mesi di braccio di ferro con gli Stati Uniti, che hanno più volte minacciato sanzioni economiche e l’esclusione dal programma legato agli aerei da caccia F-35, il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha così scelto di tirare dritto e ottenere gli S-400 entro la data simbolica del 15 luglio, terzo anniversario del fallito golpe in Turchia. Nel difendere la decisione, Erdoğan ha detto che questa «è stata presa alla luce della sovranità del paese» e che il nuovo sistema missilistico «serve a garantire la sicurezza nazionale». Una mossa che ha, però, suscitato preoccupazioni nella Nato e rischia di provocare un ulteriore scossone nei già aspri rapporti diplomatici con Washington, che aveva fissato entro fine mese l’ultimatum ad Ankara per rinunciare all’accordo con Mosca.

Secondo il Pentagono, in gioco ci sono i segreti militari occidentali. Con l’acquisto dei missili S-400, la Turchia diventa così il primo paese dell’Alleanza atlantica a concludere un contratto del genere con Mosca, unendosi a Cina e India. Dopo l’arrivo dei primi aerei con le componenti del sistema di difesa antiaerea, che ha una portata di 400 chilometri, una ulteriore consegna di oltre 120 missili S-400 è prevista via mare alla fine dell’estate. Lo ha precisato in una nota l’autorità responsabile dell’industria della difesa di Ankara, che ha firmato il contratto per gli S-400 con la russa Rosoboronexport, sottolineando che saranno poi «le autorità competenti a decidere come verranno utilizzati». Nel frattempo verrà completato l’addestramento di un centinaio di soldati turchi in Russia. Secondo i media locali, per l’installazione e la piena operatività dei missili bisognerà attendere almeno fino a ottobre.

Sul piano geopolitico, indicano gli analisti, la consegna dei missili russi è il segnale dello scivolamento di Ankara verso est. In soli tre anni e mezzo, i rapporti con il Cremlino sono passati dal rischio di una grave crisi militare — dopo l’abbattimento di un jet turco Su24 in Siria — alla piena cooperazione militare nella regione. Sempre più forti sono anche i legami economici e strategici tra Mosca e Ankara. La Russia sta infatti costruendo la prima centrale nucleare turca di Akkuyu (situata presso la città di Büyükeceli, nella provincia meridionale di Mersin) e il gasdotto Turkish Stream, per portare il suo metano in Europa, mentre i turisti russi in Turchia — quasi 6 milioni l’anno scorso — hanno superato tutti gli altri. Poche ore dopo la consegna dei missili russi, il ministro della difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato che i colloqui con Washington proseguono su un possibile acquisto anche dei missili statunitensi Patriot.

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23 novembre 2019

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