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La Turchia
sceglie ancora Erdoğan

· Affermazione nelle elezioni presidenziali ·

Erdoğan saluta i suo sostenitori dell’Akp ieri sera ad Ankara (Ap)

Con oltre il 52 per cento dei voti, Recep Tayyip Erdoğan, leader del partito di governo Akp, ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali di ieri in Turchia. Il principale rivale di Erdoğan, Muharrem Ince, candidato del partito socialdemocratico Chp, ha comunque superato il 30 per cento dei consensi. «Si tratta di una lezione per la democrazia», ha dichiarato Erdoğan nel suo primo discorso. «I risultati sono chiari — ha aggiunto — la nazione ci ha dato la responsabilità della presidenza e spero che nessuno danneggi la democrazia gettando ombre sull’esito del voto per nascondere il proprio fallimento». Anche se Ince ha riconosciuto la sconfitta, le opposizioni hanno denunciato brogli e manipolazioni delle schede elettorali. Il successo elettorale consente al rieletto capo dello stato la definitiva trasformazione del sistema politico del paese. Le elezioni, volute dallo stesso Erdoğan, attribuiranno infatti al capo dello stato i nuovi poteri del sistema di «presidenzialismo». Il nuovo sistema, che nel 2017 è stato approvato con un margine ristretto in un referendum costituzionale proposto dallo stesso Erdoğan, abolisce la figura del primo ministro, per assegnare al presidente il doppio ruolo di capo di stato e di governo. Per la prima volta nella storia della Turchia, le elezioni presidenziali si sono svolte contemporaneamente a quelle legislative, dove la coalizione tra Akp e il gruppo che si definisce nazionalista del Mhp ha ottenuto 350 dei 600 seggi (53,5 per cento dei voti complessivo). Nonostante l’alta soglia di sbarramento al 10 per cento, in parlamento entrano ancora i deputati filo-curdi dell’Hdp. Alta l’affluenza alle urne, stimata attorno all’87 per cento degli aventi diritto al voto.

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