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La tristezza del santo felice

· Il 21 luglio 1515 Filippo Neri nasceva a Firenze ·

San Filippo Neri, di cui si celebra il 21 luglio il quinto centenario della nascita, è sicuramente fra i santi più popolari del cattolicesimo. L’immagine dell’apostolo di Roma, arguto e burlevole, dominato dalla gioia, occhieggia dai film, dagli sceneggiati televisivi e prima ancora conquistò letterati raffinati, come Goethe. 

San Filippo Neri in estasi (affresco del XVII secolo nel soffitto della Chiesa Nuova a Roma)

Nulla di falso, beninteso, nel luogo comune, ma — come mostrano i brani della lettera di Filippo alla nipote Maria Vittoria Trevi, domenicana nel monastero di San Pietro Martire a Firenze, dell’11 ottobre 1585 — vi è qualcosa di superficiale nell’immagine corrente, che non rende ragione di una complessità del personaggio che merita invece una comprensione più adeguata. La lettera è tutta costruita sul tema della vittoria (adombrata già nel nome della destinataria) sul mondo, sulla carne, sul peccato (biblicamente rappresentati nelle immagini del mare e dell’acqua), con iniziale riferimento alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), fatto allora recente e vivo nella memoria di tutti. Colpisce la cruda rappresentazione del «mondo», «boscho, ove si rubbano et ammazzano tutti i viandanti», «selva piena di mostri», «campo pieno di soldati, pieno di rapine e di violenza et ingiustitie», «casa abbruciata» dalla quale si può solo scappare senza voltarsi e con sollievo. Le parole alla nipote ci offrono l’immagine autentica dell’austero asceta e amatore della solitudine che, sotto apparenze in parte elusive, fu Filippo Neri. Il cui spirito, rappresentato spesso come solo lieto, fu in realtà mosso e irrequieto, talvolta addirittura drammatico. “Questo santo della libertà - scrive Nello Vian in un articolo pubblicato sull'Osservatore Romano il 17 novembre 1981 - fu, paradossalmente, esigentissimo di una rigorosa obbedienza, quando si trovò un giorno, contro sua voglia, a essere capo di uomini”. 

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20 marzo 2019

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