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La tregua di Homs

· Centinaia di civili e miliziani abbandonano la città dopo l’intesa tra Governo siriano e ribelli ·

Homs, una delle città più colpite dal conflitto siriano, conosce da ieri una fase di relativa tranquillità grazie a un’intesa tra il Governo di Damasco e i ribelli, la prima di questo tipo, supervisionata dalle Nazioni Unite. 

Un ribelle lascia la città (Afp)

L’assedio delle forze del presidente Assad è durato circa tre anni; solo ieri sono state raggiunte le condizioni per il cessate il fuoco, che ha permesso lo sgombero di centinaia di persone, tra miliziani ribelli e civili. Talal Barazi, il governatore della città, ha precisato che finora sono 272 i miliziani e 447 i civili che hanno potuto lasciare il sobborgo di Waar, l’unico ancora nelle mani dei ribelli. L’evacuazione avviene alla presenza di rappresentanti delle Nazioni Unite e della Mezzaluna rossa. La precedenza è stata data a donne e bambini e ai feriti. Ora la città dovrebbe tornare nelle mani del Governo di Assad, mentre i ribelli dovrebbero raggiungere le aree della provincia di Idlib. Di vera e propria «guerra» ha parlato ieri il capo del Pentagono, Ashton Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso. Carter ha sottolineato che gli Stati Uniti «non sono riusciti a contenere l’Is» e che «dispiegare significative forze di terra in Siria e in Iraq sarebbe una cattiva idea perché “americanizzerebbe” il conflitto». L’Is resta quindi la «minaccia» principale per gli Stati Uniti, per sconfiggere la quale occorre un «approccio multilaterale».

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