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La trappola dei valori

· Dilemmi sul percorso della storia ·

«Noi vogliamo allontanarci dalla storia nella misura in cui ritroviamo in essa delle “tradizioni” che saremmo tenuti a rispettare, e da cui vorremmo invece liberarci»: la riflessione di Rémi Brague sulla storia e sulle idee dominanti della post-modernità è chiara e limpida, critica senza essere polemica. 

Brague, scrive Lucetta Scaraffia, ha il coraggio di un punto di vista diverso, espresso senza aggressività, senza prosopopea inutile. Riflessioni apparentemente semplici, ma in realtà anticonformiste: per esempio — scrive in Dove va la storia? Dilemmi e speranze (a cura di Giulio Brotti, (Brescia, La scuola, 2015, pagine 160, euro 9,50) — vedendo che le pratiche sessuali e le regole relative al matrimonio variano secondo le epoche e le popolazioni, non dobbiamo ricavarne l’idea che siano tutte valide. Perché così ci si dimentica «di domandarsi perché i popoli che praticano — poniamo — la poligamia o la poliandria non abbiano potuto accedere alla modernità, sul piano tecnologico e politico». Per cui si domanda, giustamente, se non c’è un legame «tra la concezione della persona (della donna, soprattutto) sottesa a certe condotte in materia di sessualità e una tendenza alla stasi culturale?».

Proprio in base a queste evidenze, e in risposta a ogni relativismo culturale, Brague sostiene che «la cultura europea non è affatto “normale”: accetta di assumere in sé degli elementi che pure le restano estranei» e ne spiega in rapide ma significative pennellate la specificità rispetto a islam ed ebraismo. A questo proposito, si oppone a chi semplificando parla di religioni rivelate mettendo in luce come sia importante chiarire che cosa viene rivelato: per l’islam, Dio non rivela se stesso, ma manifesta la sua volontà. Se giudaismo e cristianesimo, dunque, sono religioni della rivelazione, solo per l’islam si può parlare di religione rivelata.

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20 marzo 2019

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