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La tragica
odissea dei rohingya

· In Myanmar la minoranza più perseguitata al mondo ·

Mentre i paesi del mondo “civilizzato” discutono su come si acquisti una cittadinanza — e lo ius soli affronta lo ius sanguinis in un mondo sempre meno accogliente — la minoranza più perseguitata al mondo, secondo le Nazioni Unite, non trova neanche un lembo di terra dove riposare. Si tratta dei rohingya, un popolo che conta circa un milione di unità, sballottati e rimpallati fra la loro terra d’origine, il Myanmar, e gli altri paesi del sudest asiatico. 

La loro condizione è stata ben rappresentata da Papa Francesco, che ricevendo alcuni giovani del Movimento eucaristico ha affrontato nell’agosto 2015 uno dei temi che gli sta più a cuore: l’accoglienza. «Pensiamo a quei fratelli nostri dei rohingya — disse il Pontefice ai giovani in ascolto — che sono stati cacciati via da un paese, da un altro, e poi da un altro, e vanno sul mare. Quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere». Ma chi sono i rohingya? Da dove vengono e perché sono così poco amati? Il problema è vasto e ricopre diversi aspetti sensibili: quello appunto della cittadinanza e quello della religione. Da parte loro, si considerano discendenti dei commercianti arabi — ma anche turchi, bengalesi o mongoli — che in nome dell’economia migratoria arrivarono nel xv secolo in quella parte del Myanmar che oggi viene chiamato stato Rakhine. Sono di religione musulmana, ma non risulta da parte loro alcuna simpatia per il fondamentalismo islamico. Parte viva della comunità locale — composta da 153 etnie diverse — hanno vissuto in pace fino alla metà del xx secolo nonostante la stragrande maggioranza della popolazione sia di fede buddista. Con la presa di potere da parte della giunta militare, è rinato il sentimento nazionalistico-buddista che aveva caratterizzato gli scontri etnici del xviii secolo. Per distrarre l’attenzione dal loro operato, i generali che hanno guidato il Myanmar hanno puntato il dito contro i rohingya accusandoli di atti di terrorismo e di sedizione mirata all’indipendenza.

di Vincenzo Faccioli Pintozzi

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14 dicembre 2019

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