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Tragica
conta dei morti

· Nella giornata internazionale per le migrazioni ·

New York, 17. Almeno 7.189 migranti sono morti nel mondo dall’inizio del 2016, e oltre la metà nel Mediterraneo. Sono dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), pubblicati alla vigilia della giornata internazionale dei migranti voluta dall’Onu il 18 dicembre. E il segretario generale Ban Ki-Moon torna a chiedere ai governi di mettere in atto le misure decise al vertice mondiale sui migranti che si è svolto a settembre scorso e a denunciare la crescita di movimenti populisti che colpevolizzano i profughi.

Oggetti lasciati dai migranti in una fabbrica in disuso (Ap)

La media mondiale è di 20 decessi al giorno. Nel 2014, l’Oim aveva segnalato 5.267 migranti morti o dispersi sulle varie rotte mondiali delle migrazioni e l’anno scorso il dato era salito a 5.740. Mentre ancora non è finito il 2016, già si contano 1000 vittime in più. Il numero di migranti morti o dispersi sembra essere in aumento in tutte le regioni maggiormente interessate: il Mediterraneo, l’Africa settentrionale e meridionale, l’America centrale e alla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, nel messaggio in occasione della giornata internazionale del migrante, ha scritto che «abbiamo visto continuare gli effetti devastanti dei conflitti armati sulle popolazioni civili, morte, distruzione e trasferimenti forzati; siamo stati testimoni dell’inaccettabile perdita di migliaia di vite nel Mediterraneo e altrove». E poi ha parlato di «insulto che si aggiunge all’ingiuria» spiegando che «siamo stati testimoni della crescita di movimenti populisti che cercano di isolare ed espellere migranti e profughi e di incolparli di vari mali della società». Ricordando che «ogni migrante è un essere umano con diritti umani», Ban Ki-Moon ha chiesto «una più forte cooperazione tra paesi di origine, transito e destinazione».

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