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La tragedia più grande

· Secondo i dati delle agenzie dell'Onu la fame colpisce ancora 925 milioni di persone ·

Inadempienze e ritardi minacciano il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio

La lotta contro la fame nel mondo non è abbastanza incisiva e la maggior parte dei Governi sono ancora inadempienti sul principale tra gli obiettivi di sviluppo del millennio che tutti i Paesi si erano impegnati a raggiungere entro il 2015. Ne dà conferma il rapporto annuale su «Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo» (Sofi) presentato oggi a Roma dai responsabili delle agenzie dell'Onu del settore, il direttore generale del Fondo per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), Jacques Diouf, il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam), Josette Sheeran, e il vice presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), Yukiro Omura.

Rispetto allo scorso anno, quando il numero degli affamati aveva raggiunto il miliardo e 23 milioni, quest'anno il dato fornito dal Sofi è di 925 milioni di persone, 98 milioni in meno. Diouf ha però ammonito che «con un bambino che muore ogni sei secondi per problemi connessi alla sottoalimentazione, la fame rimane lo scandalo e la tragedia di più vaste proporzioni al mondo». Anche Sheeran si è detta felice per «l'intervento vigoroso e pressante nel fermare l'aumento vertiginoso del numero degli affamati», ma ha invitato a non abbassare la guardia.

In ogni caso, del pur positivo dato della diminuzione del numero degli affamati bisogna dare una lettura attenta. Lo si deve infatti quasi esclusivamente al buon andamento dell'economia di grandi Paesi emergenti, come Cina e India. La situazione, invece, non migliora nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto africani. In questo senso, sono significativi i dati nella Repubblica Democratica del Congo, dove è sottonutrito il 69 per cento della popolazione, oltre che in altre aree di crisi, come Corno d'Africa e Sahel.

Più in generale due terzi delle persone sottonutrite vivono in sette Paesi: Bangladesh, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, India, Indonesia e Pakistan. Nonostante i miglioramenti, il continente con più affamati resta l'Asia, con 578 milioni. Ma è l'Africa subsahariana la regione con la percentuale più alta: i 239 milioni di affamati sono infatti il 30 per cento della popolazione.

Resta cruciale la questione dell’instabilità dei prezzi delle derrate alimentari legata alle speculazioni internazionali. Le agenzie dell'Onu rinnovano l'invito a vigilare e a predisporre meccanismi per sostenere la catena debole del meccanismo, cioè gli agricoltori poveri. Miglioramenti in tal senso non ci sono stati nell'ultimo anno e, anzi, la volatilità dei prezzi agricoli ha aggravato la situazione. Si è visto in estate quando gli incendi che hanno devastato i raccolti in Russia hanno fatto schizzare in alto le quotazioni del grano sui mercati internazionali, minacciando le popolazioni dei Paesi poveri importatori.

Sui dati del Sofi ci si confronterà la prossima settimana, dal 20 al 22 ottobre, al vertice convocato dall'Onu appunto sugli obiettivi di sviluppo del millennio. Almeno per quanto riguarda l'Europa, la contrazione degli aiuti allo sviluppo da parte di molti Governi non trova l'avallo delle popolazioni. Secondo un sondaggio di Eurobametro presentato ieri a Bruxelles, nove europei su dieci, nonostante la crisi economica, si dichiarano favorevoli all’aiuto pubblico allo sviluppo per sconfiggere la povertà nel sud del mondo.

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