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La tragedia
di un passato distrutto

· ​Dopo il terremoto che ha nuovamente colpito l’Italia centrale ·

La relativa clemenza degli eventi sismici del 26 e del 30 ottobre nei confronti della vita umana non deve indurre a concludere che non ci sono vittime. Le vittime comunque ci sono. Le offese violente possono infatti colpire anche in modo indiretto. 

La basilica di San Benedetto a Norcia dopo la scossa del 30 ottobre

L’epicentro è in sostanza sempre nella stessa zona, ma di volta in volta si sposta. Tra i monumenti insigni gravemente danneggiati dall’ultima violenta manifestazione sismica vi sono perdite che non si possono dire e che non si finirà presto di contare. Ma da qualche parte si deve pur cominciare questa dolorosa presa d’atto e forse, per non scoraggiarsi troppo nell’impresa immediatamente necessaria (che resta quella della messa in sicurezza, attendendo l’esaurirsi del fenomeno per la successiva riparazione dei danni), conviene iniziare all’intorno degli abitati di volta in volta più vicini all’epicentro. Solo tra gli edifici religiosi di pregio si possono comunque piangere collassi gravi o quasi completi, come quello di San Benedetto a Norcia o di San Salvatore a Campi di Norcia o di San Francesco ad Amatrice, che forse — è stato osservato — con idonei presidi approntati nei primi due mesi, dal 24 agosto, potevano essere almeno in parte evitati.
Comunque non è detto che anche i danni più gravi siano irreparabili, dato che di quella splendida chiesa che era ad esempio San Salvatore, oggi in minuti frantumi, esistono dettagliati rilievi e accurate documentazioni. Pensionati delle Soprintendenze e delle Università possiedono informazioni che possono e devono essere utilizzate per la formazione dei volontari sul campo.
Ci sono perdite parziali ma non meno gravi come a Piedivalle, dove dal costone soprastante il convento si sono staccate rocce dal dirupo del poggio sul quale sorge il cimitero: aveva così già perso il rosone ed è stata ora ancor più gravemente danneggiata, non solo nella facciata, l’abbazia di Sant’Eutizio a Preci, uno dei complessi monastici più antichi d’Italia. Qui agli inizi del v secolo è giunto un gruppo di eremiti siriani, chiamati i padri del deserto, dando vita al primo insediamento di pre-benedettini. Qui, con loro, sono subito sorte diverse scuole. Nella scuola scrittoria, è stata composta dal 936 al 1037 la Confessio Eutiziana, uno dei più antichi documenti scritti in italiano. E non si può certo ignorare e dimenticare il progresso scientifico dovuto alla scuola chirurgica preciana.

di Francesco Scoppola

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09 dicembre 2019

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