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La tragedia
che divenne epopea

· A settantacinque anni dallo Sbarco in Normandia ·

Tre quarti di secolo fa, su una lunga e bianca spiaggia che segna l’estremo confine a ovest del continente europeo, il sindaco di un paesino chiamato Sainte-Mere-l’Eglise issò sul campanile il tricolore bianco rosso e blu. Niente di più normale, se non fosse che quello non era il 14 luglio e che quel normanno piccolo e grassoccio non salutava l’arrivo di Rollone di Norvegia, il gran vichingo, ma quello di decine di migliaia di ragazzoni biondi e robusti come manzi che venivano a morire su quella spiaggia per il bene del suo paese. Si chiamasse, quel paese, Sainte-Mere-L’Eglise, Francia o Europa, non c’è nessuna differenza. Sì, perché l’Europa che abbiamo ereditato dai nostri padri nacque quel giorno, con l’operazione militare più grande di tutti i tempi. Cioè con l’arrivo degli americani alla testa delle forze alleate, a scacciare dal vecchio continente i demoni che esso stesso si era creati, sotto forma di svastica e fascio littorio. Guerra anche ideologica, la seconda guerra mondiale, e altrimenti non poteva essere perché scatenata da forze che dell’ideologia avevano fatto la loro natura quintessenziale.

Inevitabilmente lo sbarco in Normandia fu subito percepito come la rivincita delle democrazie (le demoplutocrazie massoniche come le definiva Mussolini) sui totalitarismi. Di conseguenza i suoi morti divennero immediatamente martiri della libertà. La tragedia divenne così epopea e, quell’orribile macello, la cerimonia di iniziazione del nuovo mondo che nasceva all’alba da dietro le navi inviate dal generale Eisenhower, e pazienza se quel giorno il sole sorgeva da occidente. Il libro e il film più famosi, tra quanti sono stati dedicati a quel sacro macello che mutò la storia del secolo scorso, hanno il medesimo titolo: Il giorno più lungo. La versione di Hollywood non poteva essere più epica: John Wayne, Henry Fonda, Robert Mitchum, persino un giovane Sean Connery. Ognuno di loro tocca terra su una delle spiagge normanne ribattezzate per l’occasione con dei nomi che più americani non si può (Omaha, Utah, Sword, Juno e Gold) mentre i nazisti aspettano a Calais. Calais, se l’Operazione Overlord l’avessero guidata i britannici, sarebbe stata senz’altro scelta per lo sbarco: era l’ultimo porto sul continente che avevano dovuto sgomberare, in epoca Tudor. Ma le truppe, quel giorno, le comandava uno statunitense che da piccolo parlava in tedesco con i nonni e di inglese aveva ben poco: il mondo si era girato e anche a Londra dovevano prenderne atto. Il Regno Unito abdicava suo malgrado a quella centralità che aveva saputo mantenere, ancora un paio d’anni prima, resistendo alle v2. Keep calm and carry on: lo spirito di una nazione che ora è divenuto la banalità scritta su una maglietta.

La sera del giorno più lungo sul terreno restavano 20.000 morti tra l’una e l’altra parte, e iniziava l’avanzata verso Aquisgrana e Berlino, via Olanda. Di questa lunga traversata sulle vie di Artois, Franconia e Prussia restano a marcare il terreno i campi di croci e stelle di Davide dei cimiteri di guerra. Sono sterminati. Da noi, in Italia, ce n’è uno a sud di Roma, ad Anzio, e questo apre un altro discorso. Con le truppe alleate, infatti, sbarcavano in Europa anche le ferree regole dell’informazione moderna. Una tra tutte: la notizia grande viene travolta da quella grandissima. Fu così che in America ci si dimenticò in un attimo che due giorni prima della Normandia gli Alleati avevano raggiunto e liberato la prima delle tre capitali dell’Asse, Roma. La Città eterna, per la prima volta nella sua storia, era stata presa da sud, dalle truppe del generale Clark risollevatisi da tre mesi di inatteso blocco sul fronte di Anzio. Ma dopo l’Operazione Overlord nessuno si sarebbe più ricordato dei meriti di Clark, mentre Eisenhower avrebbe iniziato a pensare alla Casa Bianca. Il potere si basa sul carisma, e il carisma era sfuggito dalle mani dell’uno per essere raccolto dalle mani dell’altro. Esattamente quello che era appena accaduto tra l’Europa delle potenze ottocentesche e l’America del xx secolo.

L’America del XXI secolo, invece, si è appalesata sulle spiagge che videro l’Operazione Overlord assumendo le sembianze di un presidente isolazionista. Se Roosevelt dovette scontrarsi, per entrare in guerra, con i populisti di America First, oggi America First è esattamente lo slogan con cui Trump ha scalato la Casa Bianca. E se i soldati americani soggiornavano una volta in Gran Bretagna per correre in soccorso alla Fortezza Europa, oggi Trump a quella fortezza dà l’assalto, promettendo accordi mirabolanti di natura commerciale se i cugini anglofoni si decideranno una volta per tutte a lasciar andare i loro 27 fratelli d’oltremanica. Solo che poi, nemmeno un minuto più tardi, fa sapere che in questi accordi dovrebbe rientrare anche la riforma del Sistema sanitario nazionale britannico. A forza di essere sovranisti poi si rischia che qualcuno vuol fare da sovrano in casa tua.

di Nicola Innocenti

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18 ottobre 2019

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