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La traduttrice di Filone

· Ricordo di Clara Kraus Reggiani ·

Due mesi fa, il 16 settembre, è morta Clara Kraus, che ha legato il suo nome a Filone di Alessandria e a studi rigorosi sul giudaismo ellenistico. Si è spenta quasi novantaseienne nella sua abitazione romana, lucida e serena, dopo aver salutato il consorte di una vita — l’artista romagnolo Pino Reggiani — e aver pregato in ebraico.

Nata a Fiume il 28 settembre 1919, si era trasferita giovanissima a Trieste e di questa sua seconda patria conservava la «scontrosa grazia», come ha scritto Claudia Di Cave citando Umberto Saba. Formata negli studi classici, allieva di Aldo Ferrabino, insegnante nei licei a Trieste e poi a Roma, aveva inizialmente tradotto dal latino testi cinquecenteschi e le Invettive di Petrarca, curando alcune traduzione greche di Leopardi.

Dai primi anni del dopoguerra, su consiglio del rabbino capo di Trieste, Paolo Nissim, la grecista aveva però indirizzato le sue ricerche sul giudaismo ellenistico e in particolare su Filone, ambito fondamentale per gli studi storico-religiosi ma allora poco battuto (in Italia, negli anni venti e trenta, soprattutto da Bacchisio Motzo e da Raffaele Tramontano). E finalmente nel 1967 uscì Filone Alessandrino e un’ora tragica della storia ebraica, che conteneva la traduzione dell’In Flaccum e della Legatio ad Caium — le due opere filoniane sul «primo pogrom che la storia registri», avvenuto nell’anno 38, sotto il regno di Caligola, nella metropoli egiziana — ed era dedicato alla memoria del padre, «Rodolfo Kraus ucciso nel campo di sterminio di Minsk nel luglio 1942».

A quest’opera, nata dolorosamente dalla Shoah, nei decenni successivi si sono aggiunte traduzioni accuratissime e limpide di altre opere di Filone e molti studi, fino alla Storia della letteratura giudaico-ellenistica — disciplina di cui dal 1971 è stata, alla Sapienza di Roma, la prima docente universitaria in Italia — pubblicata nel 2008 da Mimesis. Introduzione indispensabile a un mondo dove per la prima volta in modo sistematico la letteratura biblica si è incontrata con la cultura greca, divenendo universale e costituendo di fatto una premessa (praeparatio evangelica, secondo la visione patristica) del cristianesimo. (g.m.v.)

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