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La timida e la spavalda

L’una era definita troppo timida, l’altra troppo spavalda: il mondo del cinema ricorda due attrici che ne hanno fatto la storia. È morta martedì 20, all’età di 96 anni, Michèle Morgan, ovvero «gli occhi più belli del cinema francese»: prima di andare sul set si dice avesse crisi di panico perché aveva terrore della macchina da presa.

Due giorni prima, domenica 18, era scomparsa, novantanovenne, Zsa Zsa Gabor, ungherese poi naturalizzata statunitense, destinata, per il suo carattere oltremodo esuberante, a lasciare il segno più sulle cronache mondane (ebbe nove mariti) che sul set. Si racconta che a causa del suo inglese stentato Morgan non ebbe la parte (che fu poi assegnata a Jean Fontaine) nel film Il sospetto di Alfred Hitchcock: un’opportunità che ne avrebbe consacrato la fama di attrice. Il successo, infatti, era arrivato grazie alla straordinaria interpretazione, accanto al divo Jean Gabin, nel celeberrimo Porto delle nebbie (1938) Ma un’altra grande occasione mancata avrebbe caratterizzato la sua carriera: sembrava fatta per Casablanca ma all’ultimo momento fu Ingrid Bergman a soffiarle la parte di Ilsa accanto a Rick (Humphrey Bogart). Con Sinfonia pastorale (1946) Morgan fu la prima attrice a vincere il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes. Si ricordano poi le sue intense interpretazioni in Idolo infranto (1948) di Jean Delannoy e in Fabiola (1949) di Carol Reed. L’ultima volta che apparve sullo schermo fu nel 1990 nel film Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore. Icona, per lungo tempo, del cinema hollywoodiano, Zsa Zsa Gabor ebbe al suo attivo più di cinquanta film, tra i quali spiccano Mouline Rouge (1952), L’infernale Quinlan (1958), Venere in pigiama (1962). Per sua stessa ammissione, ebbe la fortuna di lavorare con i più grandi registi dell’epoca, da John Huston a Henri Vernuil, da Orson Welles a Vincente Minnelli. Miss Ungheria nel 1966, Gabor era nota anche per le sue frasi frizzanti, talora caustiche. Soleva dire di non aver mai odiato tanto un uomo da restituirgli i gioielli. E a chi le chiedeva quale parte avesse recitato meglio nella sua lunga carriera, rispondeva senza esitare: «Ho sempre recitato me stessa».

di Gabriele Nicolò

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13 novembre 2018

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