Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La terza via

· ​In Francia presentata una proposta di modifica alla legge relativa ai diritti dei malati e alla fine della vita ·

Nella mattina del 12 dicembre i deputati francesi Alain Claeys e Jean Leonetti hanno reso noto il testo della proposta di modifica alla legge 2005-370 del 22 aprile 2005 relativa ai diritti dei malati e alla fine della vita, la legge Leonetti. Tale proposta era molto attesa, non solo in Francia, e già prima di essere resa pubblica suscitava molti dubbi e molti timori.

Il quotidiano «la Croix» alla vigilia della pubblicazione del testo parlava di un possibile rischio per la “via francese” sul fine vita, quella “terza via” tra accanimento terapeutico ed eutanasia che la cultura palliativa da un lato e la legge Leonetti dall’altro hanno indicato fino a oggi come la più percorribile.

Il testo del 12 dicembre mostra al contrario un certo equilibrio e, pur introducendo alcune novità nella legge vigente, non pare lasciare spazi a derive eutanasiche. Letto con gli occhi di un medico palliativista il testo sembra tradurre in legge anche alcune buone pratiche che la medicina palliativa già messe in atto per il paziente in fin di vita. In dettaglio i punti fondamentali sono due: la sedazione palliativa — molto opportunamente nel documento definita «profonda e continua», in sostanza l’induzione farmacologica di un sonno profondo fino al decesso — e il valore delle direttive anticipate.

L’articolo 3 della proposta di legge riconosce «un diritto alla sedazione profonda e continua su richiesta del paziente», ma lo fa definendo precisamente i due casi in cui tale diritto sarà applicabile: quello di un paziente «affetto da una malattia grave e incurabile a prognosi infausta a breve termine che presenta una sofferenza refrattaria ai trattamenti» e quello di un paziente affetto da una malattia grave e incurabile che decida di chiedere la sospensione di un trattamento pur nella consapevolezza che tale sospensione ne provocherà la morte «a breve termine». In pratica il primo caso è quello classico: in presenza di un sintomo refrattario si può ricorrere alla sedazione palliativa come extrema ratio. La pratica clinica insegna che ciò si rende necessario in meno del dieci per cento dei pazienti e in ogni caso l’obiettivo non è mai quello di abbreviare la vita ma di lenire un sintomo diversamente incontrollabile. La seconda situazione prevede di sedare un paziente che per esempio chieda di non essere più supportato da mezzi di sostegno vitale come la ventilazione mediante tracheostomia, l’idratazione o l’alimentazione in via endovenosa. Anche in questo caso l’esercizio clinico quotidiano ci insegna che tali richieste, pur presenti, sono rarissime: la situazione, quanto agli esiti, è la stessa rispetto per esempio al rifiuto di un paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica in insufficienza respiratoria di essere tracheostomizzato. Il sanitario, dopo aver accuratamente informato la persona delle conseguenze gravissime di una tale scelta, ha comunque il dovere di lenire le sofferenze del malato e la sedazione è la sola scelta possibile. Difficile però immaginare che un medico possa essere obbligato ad attuare tale sospensione: una decisione come questa dovrebbe sempre lasciare aperta la porta alla clausola di coscienza e questo non emerge dalla proposta Claeys-Leonetti.

Quanto alle direttive anticipate, già previste in Francia, queste ultime dovranno essere rispettate dal medico. Anche in questo caso l’articolo 8 è molto preciso e prevede delle eccezioni: le direttive potranno non essere rispettate «in caso di pericolo di vita e per il tempo necessario alla valutazione completa della situazione» e nel caso in cui siano «evidentemente non appropriate», cioè nel caso in cui non definiscano in modo preciso la volontà del soggetto. Per ovviare a tali imprecisioni la legge prevederà un apposito «modello» il cui contenuto in futuro sarà stabilito dal Consiglio di Stato.

La legge Leonetti non pare uscire stravolta dalla proposta di legge il cui testo, pur migliorabile in alcuni punti, pare piuttosto prudente ed equilibrato nel riconoscere alcuni diritti sulla base delle istanze di una parte della società francese ma quasi distillando l’esperienza e la saggezza della medicina palliativa. Tra accanimento terapeutico ed eutanasia la terza via si conferma come la più praticabile.

di Ferdinando Cancelli

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE