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Per la Terra santa
servono passi concreti

· ​Il patriarca Twal alla Pontificia Università della Santa Crece ·

«Chi può far guarire davvero un bambino di 8 anni che ha visto morire i genitori? Chi può fare di questo bambino un cittadino sano, normale, che provi affetto e rispetto per tutti?». Interrogativi drammatici e inquietanti che il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, ha fatto risuonare ieri a Roma, presso la Pontificia università della Santa Croce, in occasione dell’inaugurazione di una mostra fotografica su «Le crisi umanitarie nel mondo» promossa, oltre che dalla stessa università, dall’ambasciata della Repubblica Ceca presso la Santa Sede e dal Sovrano militare ordine di Malta. 

Un’opportunità in più per tornare a parlare della situazione dei cristiani in Terra santa: oggi poco meno del 2% della popolazione complessiva, ovvero 450.000 persone su un totale di oltre 18 milioni degli abitanti in Giordania, Palestina e Israele. Con uno sguardo soprattutto alle vicende di più stretta attualità, come per esempio, la terribile «intifada dei coltelli», praticata soprattutto da ragazzini, alla quale, ha detto, «siamo tutti esposti: israeliani, cristiani e anche musulmani».

L’intifada dei coltelli, ha rilevato il patriarca, «è peggio che avere a che fare con un esercito, un partito o un gruppo armato: si tratta di ragazzini di 14, 15, o 16 anni che amano giocare con i coltelli e che li rubano dalla cucina della nonna senza chiedere permesso. Tutti siamo esposti, in qualsiasi momento. Ci siamo riuniti fra capi religiosi in Terra santa, fra ebrei, cristiani e musulmani e siamo arrivati alla conclusione che la risposta non è solo nella repressione, non è nelle uccisioni. La risposta è avere più istruzione, più libertà, più dignità e più perdono possibile. Specie nell’anno del giubileo della misericordia. Tocca ai grandi, ai saggi, prendere queste iniziative: servono passi concreti per dare fiducia». A Gerusalemme, ricorda Twal, «anche durante le crisi più dure i cristiani hanno saputo lottare ricevendo la solidarietà da tutto il mondo insieme a quella della Chiesa». Infatti, ha aggiunto, «oltre i muri visibili che viviamo là, ci sono altri muri invisibili che stanno nel cuore dell’uomo: sono l’odio, la paura, l’ignoranza, la sfiducia». Un clima, spiega, che va ad «aggravare» una condizione già difficile con la conseguente fuga dei cristiani dalla Terra santa. Non è solo, dice Twal, «un calo del turismo, la mancanza del lavoro» a far sì che la realtà cristiana si sia assottigliata in Terra santa ma anche «la situazione in generale», il clima teso. Per questo «molti giovani cristiani emigrano da Gerusalemme».

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16 luglio 2019

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