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Teologia del popolo

· ​Bergoglio raccontato da un amico ·

Negli ultimi tempi Juan Carlos Scannone ha accolto con naturale discrezione e grande cortesia una schiera di giornalisti e registi televisivi venuti a intervistarlo sul Papa proveniente — come lo stesso Pontefice disse la sera della sua elezione, il 13 marzo 2013 — «dall’altro capo del mondo», con l’idea di riformare profondamente la Chiesa cattolica.

Bergoglio seminarista (1966)

La prima giornalista a bussare alla porta del Colegio Máximo dove egli vive, a circa trenta chilometri dal centro di Buenos Aires, è stata una francese, inviata speciale del quotidiano cattolico «La Croix» in Argentina, terra che se viene vista dall’Europa appare lontana. Il Vaticano non è stato da meno. Ha fatto giungere sul posto, e anche tempestivamente, un inviato del suo organo di stampa, «L’Osservatore Romano». Il risultato di questo colloquio è stato un articolo dal titolo: “Bergoglio, il mio allievo”, che ha suscitato grande attenzione. Qualche tempo dopo, infatti, Juan Carlos Scannone ha ricevuto una lettera che ha destato sorpresa. Il retro della busta riportava, scritti a mano, un’intrigante F. e un indirizzo che lasciava indovinare, senza troppe possibilità d’errore, l’identità del misterioso mittente: Casa Santa Marta, Roma, ecc. Nella sua missiva, Papa Francesco (poiché proprio di lui si trattava) ringraziava “Cacho” (l’affettuoso soprannome dato a Juan Carlos Scannone) e gli raccomandava, in modo arguto, di raccontare soltanto «le cose buone» e non «le cattive». 

Della stessa generazione, i due uomini, che si sono sempre dati del tu, hanno di fatto una lunga storia comune. E che talvolta è stata movimentata. Si conobbero alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso. Uno, Juan Carlos Scannone, diventato in seguito filosofo e teologo di fama in America Latina, fu professore di greco dell’altro, un giovane seminarista promettente di nome Jorge Mario Bergoglio che, dal 13 marzo 2013 con il nome di Francesco, è il 266° Papa della Chiesa cattolica romana. Una quindicina di anni più tardi, sul finire di un’epoca feconda, agitata e tragica, il rapporto gerarchico si è invertito. Nel 1973 l’ascesa folgorante di Bergoglio in seno alla Compagnia di Gesù lo fece diventare provinciale dell’Argentina, e dunque superiore di Scannone. Sei anni più tardi, al termine di un difficile provincialato, dovuto principalmente alla terribile dittatura militare che si era abbattuta sull’Argentina, il futuro Papa divenne rettore del Colegio Máximo, che ospita le facoltà di teologia e filosofia dei gesuiti in Argentina. L’intellettuale Scannone e l’uomo di governo Bergoglio, un “leader nato”, come lo descrivono quelli che l’hanno frequentato, nel corso di tutti questi anni hanno condiviso molte cose. Che cosa hanno in comune? In primo luogo “l’argentinità”, questa sorta d’identità meticcia, radicata nell’America Latina, ma ereditata dall’Europa. Nel continente latino-americano l’Argentina, terra di accoglienza a causa di una vasta immigrazione proveniente da Spagna e Italia agli inizi del xx secolo, è il Paese più “europeo”. Questo “altro capo del mondo”, culla di Papa Francesco, è sempre stato guardato dai Paesi vicini, infatti, con un pizzico di sospetto e di irritazione. Ciò che dunque accomuna Bergoglio e Scannone è una cultura e una spiritualità gesuita, una mescolanza di rigore intellettuale e di pragmatismo umano. Questo habitus religioso è probabilmente una delle chiavi di lettura fondamentali per comprendere il modo singolare e anticonformista che Bergoglio ha di essere Papa.
Per età questi due uomini di Chiesa hanno in comune anche la stessa cultura. Nati e formatisi entrambi prima del concilio, hanno vissuto dall’interno la rivoluzione del cattolicesimo del Vaticano ii. Ciascuno col proprio carisma, l’uno teologo e filosofo, l’altro arcivescovo e cardinale, hanno supportato anche le evoluzioni della Chiesa cattolica post-conciliare. Per l’America Latina quello è stato un periodo fecondo, durante il quale la teologia latino-americana si è emancipata dalla tutela europea. Bergoglio e Scannone, ciascuno a modo proprio, hanno partecipato a questo movimento.

di Bernadette Sauvaget

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20 marzo 2019

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