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La teologia che verrà

· Nella lezione del “professore” Bergoglio ·

Lezione di teologia a Posillipo. O meglio: lezione sulla teologia che verrà. Con il “professore” capace di annotare i suoi appunti su una lavagna del tutto singolare: il Mar Mediterraneo.

Poche ore, lo spazio di una mattinata, sono bastate a Papa Francesco per lasciare il segno sul convegno che il 20 e il 21 giugno a Napoli, nella Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale (Pftim), ha riunito docenti e studenti a confronto sul tema: «La teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo». Una visita privata che, nel giorno conclusivo dell’incontro, lo ha avuto prima attento ascoltatore dei relatori alternatisi sul palco, e poi atteso “maestro” che ha tirato le fila dell’intera discussione.

Ai partecipanti, quasi come “traccia” per i loro lavori, gli organizzatori avevano consegnato tre fotografie: una con la porta santa simbolicamente piantata nella sabbia dell’isola di Lampedusa; un’altra con Papa Francesco che nel viaggio di ritorno da Lesbo, il 16 aprile 2016, mostra ai giornalisti il disegno di un bambino del campo profughi; e, infine, quella con il Pontefice che, insieme al grande imam di Al-Azhar, firma ad Abu Dhabi, lo scorso 4 febbraio, il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Tre immagini che raccontano gli anni di un pontificato, quello di Francesco, che ha mantenuto tra le sue direttrici fondamentali quelle del dialogo, dell’accoglienza e dell’apertura all’altro.

E seguendo queste direttrici, il Papa è arrivato di persona per spiegare a docenti e studenti la sua idea di una teologia che parta dal basso, dall’ascolto della vita e delle sofferenze delle persone, di una teologia che miri ad abbattere muri e a costruire ponti nell’unica famiglia umana, che non rimanga isolata nelle altezze della speculazione, ma si cali nella realtà e promuova concretamente «processi di liberazione, di pace, di fratellanza e di giustizia». Una teologia che, avendo sempre al centro «la lieta notizia del Vangelo di Gesù», abbia come metodo portante quello del dialogo e dell’incontro.

Il Pontefice ha raggiunto Napoli venerdì 21 di prima mattina in elicottero, accompagnato dagli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, con il reggente della Prefettura, monsignor Leonardo Sapienza, e con l’aiutante di camera Sandro Mariotti. Atterrato nell’impianto sportivo del Parco Virgiliano, ha raggiunto in auto la vicina Posillipo alle 8.50. Ad attenderlo all’ingresso della facoltà c’erano il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e gran cancelliere dell’ateneo, il vescovo di Nola, Francesco Marino, in rappresentanza dei presuli della Campania, il gesuita Joaquín Barrero Díaz, assistente regionale per l’Europa del Sud, padre Gianfranco Matarazzo, vice gran cancelliere e superiore provinciale dei gesuiti, don Gaetano Castello e padre Giuseppe Di Luccio, rispettivamente preside e decano della facoltà, padre Domenico Marafioti, superiore della comunità dei gesuiti, e padre Francesco Beneduce, rettore del Pontificio seminario campano.

Il Papa, quindi, ha attraversato l’assolatissimo piazzale dove si è svolta la seduta finale del convegno. Dopo essersi fermato un paio di volte per regalare una carezza a dei bambini, sotto il palco ha salutato il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, il prefetto Carmela Pagano e il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca. Il Pontefice è quindi salito sul palco dove ad attenderlo c’era il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. La grande struttura bianca, allestita all’estremità dello splendido spazio che si affaccia sul Golfo di Napoli, è stata concepita come una sorta di cornice che inquadra il Mediterraneo, crocevia di storie e di popoli, e oggi pericolosamente in bilico fra l’essere luogo di incontro e di fraternità, o luogo di scontro e di divisioni.

È idealmente su questo mare che è stato scritto il copione del convegno, perché è qui che nei secoli si sono incontrate persone di religioni e culture diverse, ed è qui che oggi si può ripartire per «costruire una società fondata sull’accoglienza, soprattutto quella delle persone emarginate e deboli, e sul rispetto delle differenze». Lo spiegano gli organizzatori dell’incontro che rientra nella serie di iniziative poste in atto dal 2016 dalla Sezione San Luigi della Pftim per «elaborare una teologia che, nell’interculturalità generata dalle migrazioni, sia capace di discernere i segni dei tempi nei quali si rivela l’attualità della Parola di Dio».

Giunto al palco, Francesco con un semplice gesto ha subito tenuto la sua prima lezione: si è seduto e, innanzitutto, ha ascoltato. Ha messo così, lui per primo, in pratica quello che anche in questa occasione ha indicato come uno dei capisaldi del dialogo e dell’accoglienza: l’ascolto, l’attenzione all’altro.

Tra gli oltre seicento presenti, nel piazzale, insieme a docenti e studenti della facoltà e degli istituti di scienze religiose a esse collegate, c’erano gli arcivescovi Francesco Cacucci, Corrado Lorefice e Ignazio Sanna, e i vescovi Nunzio Galantino e Stefano Russo. Significative le presenze, nel segno dell’incontro e del confronto, dell’imam di Napoli Amar Abdallah, del rabbino della città Ariel Finzi, e del rappresentante della Chiesa ortodossa locale, l’archimandrita Georgios Antonopoulos. E il mondo ortodosso è stato rappresentato soprattutto, sia pure non fisicamente, dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, il quale ha inviato un lungo messaggio agli organizzatori, felice, tra l’altro, di accompagnare così la presenza dell’“amato fratello” Francesco. «Ci unisce — ha scritto — il profondo impegno per la salvaguardia dell’essere umano e di tutto ciò che lo circonda, impegno fondato sulla propria della relazione Trinitaria».

Altre cinquecento persone hanno potuto seguire la sessione in diretta dai maxischermi posti all’interno della facoltà. Aperti dal saluto introduttivo di padre Di Luccio e dedicati alle proposte, ai suggerimenti per la soluzione delle tensioni, i lavori sono stati seguiti con attenzione dal Papa, che ha spesso preso appunti e annotato pensieri. È poi giunta la sua riflessione finale. Dopo l’ascolto, Francesco ha parlato, quasi sostenuto alle spalle da quel Mediterraneo che fin dall’inizio del pontificato ha accompagnato il suo magistero del dialogo.

Al termine, impartita la benedizione, ha ricevuto il saluto del cardinale Sepe con l’augurio oramai familiare «Ch’a Maronna v’accumpagni!» ed è entrato in facoltà, dove ha incontrato una rappresentanza del corpo docente, la comunità dei gesuiti e alcuni preti della diocesi che in quest’anno hanno celebrato il ventesimo e il trentesimo anniversario di ordinazione.

Tra i molti doni offerti al Papa — che poi è ripartito in elicottero poco prima delle 13 per fare rientro in Vaticano — oltre a una medaglia commemorativa spiccava il cofanetto con gli otto volumi finora pubblicati della collana “Sponde”, inaugurata dalla sezione San Luigi della Pftim proprio per contribuire all’avvio del rinnovamento degli studi ecclesiastici richiesto dalla Veritatis gaudium.

dal nostro inviato
Maurizio Fontana

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15 dicembre 2019

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