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L’urgenza di piantare la croce

· Nei gesti di Papa Francesco in Asia ·

Erano molte le questioni sullo sfondo di questo secondo viaggio pastorale di Papa Francesco in Asia, e grandi erano le aspettative teologiche.

Nel continente asiatico, infatti, non c’è solo un problema di dialogo interreligioso, anche se il confronto con le sue millenarie spiritualità e religioni è indubbiamente preponderante, c’è anche un sostanziale problema di diritto alla libertà religiosa. Spesso, inoltre, in questa parte del mondo la Chiesa patisce una questione di immagine, perché è vista come un’agenzia sociale che si occupa di scuole, di ospedali, di diseredati, ma non come una via di realizzazione spirituale. Lo scrive Paolo Trianni aggiungendo che da un punto di vista più prettamente teologico le culture religiose asiatiche pongono le questioni più gravi e difficili con cui sia mai stato chiamato a cimentarsi il pensiero cristiano. Papa Bergoglio, nel suo viaggio, non ha trascurato nessuna di queste dimensioni, e ha dato una svolta alla crescita del cristianesimo in Asia. D’altro canto è significativo che in gioventù egli avesse espresso il desiderio di fare il missionario in Giappone, e già l’Evangelii gaudium aveva fatto capire come il carisma del suo pontificato sarebbe stato fortemente legato all’evangelizzazione e al dialogo. Che la visita papale sarebbe stata all’insegna di queste due priorità era quindi previsto, quello che invece nessuno poteva prevedere erano i fatti di Parigi, la cui cornice non ha fatto altro che rafforzarne lo spirito dialogico.

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20 maggio 2019

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