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La tecnologia
non è neutrale
agli occhi del Papa

· Intervista al segretario del Dicastero per la comunicazione ·

Sono già passati quattro anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ e sembra che ancora non sia venuta alla luce tutta la profondità del suo valore. Vatican news ne ha parlato con il segretario del Dicastero per la comunicazione, monsignor Lucio Adrián Ruiz.

Elizabeth Elkin, «L’umanità che affonda nella tecnologia»

Qual è il principale contributo dell’enciclica?

La Laudato si’ è stata una grande sorpresa per la Chiesa e per il mondo. Mai prima di allora un Pontefice aveva affrontato la crisi ecologica con un approccio così originale. Questo documento pontificio, infatti, allarga lo sguardo alle radici della crisi ecologica e si concentra sulle sue cause umane piuttosto che sugli effetti del degrado dei vari ecosistemi. Pertanto, il Papa afferma che il degrado della natura deriva soprattutto da un disordine politico, economico e sociale, piuttosto che da circostanze biologiche e climatiche. Nella sua riflessione insiste nell’evidenziare il modello di sviluppo «tecnocratico» (diverso da quello tecnologico) tra i principali responsabili della situazione attuale, che, tra l’altro, genera anche un deterioramento della qualità della vita umana e un degrado sociale. In sintesi, Papa Francesco offre un’analisi più integrale di questo problema che affligge ogni abitante della terra o della «nostra casa comune», come egli chiama il nostro pianeta.

Secondo il Papa, la tecnologia è il problema principale di questo modello tecnocratico?

No, il punto non è la tecnologia. Infatti il Papa concepisce la tecnologia come uno strumento molto utile, come un grande frutto della creatività umana che abbiamo ricevuto in dono da Dio e che abbiamo la responsabilità di sviluppare. Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che le innovazioni tecnologiche, pur essendo state concepite per un bene, possono essere utilizzate per un male o per un altro scopo, diverso da quello che si pensava all’origine. Pertanto, la tecnologia non è neutrale agli occhi del Papa, perché, così come può favorire lo sviluppo, può anche generare problemi ambientali, sociali, economici e politici su larga scala. Papa Francesco ci mette in guardia sul ruolo della tecnologia all’interno del «modello tecnocratico», nel quale la realtà viene misurata e gestita solo da una prospettiva economica, secondo un approccio molto riduzionista.

La tecnologia incide sulla missione della Chiesa o è un mero strumento per lo svolgimento dei suoi compiti?

La tecnologia, innanzitutto, ha un carattere missionario, perché attraverso di essa abbiamo una portata infinitamente più ampia per l’annuncio del Vangelo. Con l’aiuto della tecnologia siamo in grado di metterci in un atteggiamento di «uscita» fino agli «estremi confini della terra», di andare incontro a coloro che non hanno la possibilità di ricevere le parole di vita del messaggio evangelizzatore là dove essi si trovano. Usiamo la tecnologia come uno strumento meraviglioso per la missione. Pochi mesi dopo l’elezione a successore di Pietro, il Papa ha promosso una riforma della Curia romana per meglio rispondere alla missione della Chiesa, così come per realizzare una gestione pastorale più fruttuosa e un governo della Chiesa più efficace e trasparente. Questa riforma ha significato per la Santa Sede una ristrutturazione organizzativa di grandi proporzioni nella quale i criteri previsti dall’enciclica Laudato si’ sono stati un riferimento costante. Nel nostro Dicastero per la comunicazione abbiamo riconsiderato l’utilizzo e l’applicazione della tecnologia in modo che fossero in linea con la Laudato si’, affinché tutto fosse più sostenibile.

In che modo questi criteri sono stati applicati alla riforma?

Sotto molti aspetti... In particolare, vorrei sottolinearne due: un migliore impiego dell’energia e l’attenzione per i lavoratori. Quando abbiamo implementato il sistema di iper-convergenza con la Direzione tecnologica del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede per integrare la gestione informatizzata delle comunicazioni vaticane, non solo abbiamo voluto offrire un servizio di qualità ottimale, ma, insieme ad esso, abbiamo cercato un equilibrio tra il rafforzamento del nostro capitale umano e l’adeguamento del sistema alla nuova cultura in cui viviamo, l’ottimizzazione delle risorse e una notevole riduzione dell’impatto ambientale.

Papa Francesco promuove un’ecologia integrale che si prende cura dei lavoratori. In che modo lo avete fatto nel processo di riforma?

Il Papa ha chiesto con fermezza che la riforma non implicasse il licenziamento generale dei lavoratori, pur comportando un adattamento di tutto e tutti a un nuovo sistema che rispondesse «al nuovo contesto comunicativo». Per Papa Francesco la questione dell’accesso al lavoro, al lavoro dignitoso, è una preoccupazione costante, che non sfugge alla riflessione sulla crisi ecologica. Nella Laudato si’ il Papa avverte categoricamente che «non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa» (128). La riforma delle comunicazioni vaticane ha portato alla riorganizzazione di nove entità in un’unica nuova istituzione, il Dicastero per la comunicazione, più agile ed efficiente nella gestione della comunicazione istituzionale, giornalistica, teologica e pastorale. La nostra sfida è stata quella di coinvolgere gli oltre 600 dipendenti in questo processo di riorganizzazione. Pertanto, seguendo gli insegnamenti del Papa, il nostro cammino è stato quello di fornire ai lavoratori le competenze adeguate al nuovo sistema. Tutto ciò implicava una reingegnerizzazione del sistema, non solo tecnologica, ma anche umana, verificando le capacità personali, promuovendo la formazione e ricreando una nuova organizzazione e un nuovo flusso di lavoro.

Che tipo di processi di energia pulita gestisce il Dicastero per la comunicazione?

Ad esempio, con l’applicazione di tecnologie convergenti, siamo riusciti ad aumentare la quantità dei servizi, mentre attraverso la virtualizzazione abbiamo ridotto il numero dei dispositivi per l’esecuzione degli stessi. La realizzazione di un circuito chiuso per l’impianto di climatizzazione ci ha permesso di ridurre considerevolmente i metri cubi di aria da raffreddare. Abbiamo inoltre ottenuto il 37 per cento di risparmio energetico nell’illuminazione grazie allo studio del colore degli ambienti e degli arredi. Al termine di tutto il lungo processo di riforma dell’infrastruttura tecnologica, abbiamo osservato un risparmio energetico del 30 per cento rispetto al sistema precedente, che equivale a circa 2.200 mw/h di energia elettrica in meno ogni anno. Dall’inizio della riforma a oggi siamo riusciti a ridurre i consumi di 1.000 tonnellate di co2 all’anno.

La Santa Sede ha cercato di dare un segnale internazionale con questo tipo di buone pratiche?

Il Papa auspica che questo sia un invito e un riferimento a livello ecclesiale per tutte le comunità cattoliche del mondo, affinché queste possano vedere nei gesti della Santa Sede un modo concreto di agire nella vita quotidiana e nel rapporto con l’ambiente. Ovunque occorre avviare soluzioni creative per collaborare alla tutela dell’ambiente.

A volte il Papa ha sorpreso la Chiesa e il mondo usando la parola «rivoluzione» per esprimere il modo in cui i cattolici dovrebbero agire nella società. Dove possiamo vedere nel Dicastero per la comunicazione questa «rivoluzione culturale»?

La riforma della comunicazione vaticana ha rappresentato un rinnovamento nella gestione dell’informazione. Un esempio concreto di come questo sia diventato un passo in avanti è l’accoglienza che è stata riservata alle nuove tecniche di comunicazione e il loro impiego per rafforzare la comunione umana nella diversità linguistica e culturale. Questo fa parte della «rivoluzione culturale» che definisce la riforma. Infatti, il modello applicato alle tecniche di comunicazione e alle linee editoriali ha permesso la creazione di una piattaforma multimediale, multilingue e multiculturale in cui oggi convergono i contenuti prodotti da più di 30 team di paesi dei cinque continenti. La piattaforma digitale di Vatican news è sempre più presente sui social network, con il chiaro compito di fornire informazioni di qualità e offrire contenuti per contribuire al dibattito sociale. Nel mezzo di uno tsunami di informazioni sui social network, dove la verità ha un posto secondario e i livelli di violenza verbale e di degradazione sono molto alti, il Papa ci dice nella Laudato si’ che «questo ci richiede uno sforzo affinché tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un deterioramento della sua ricchezza più profonda» (Ls 47).

di Davide Dionisi

(il testo integrale dell’intervista è pubblicato su Vatican news)

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