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La suora e la principessa

· Documentario sul Carmelo del Pater Noster a Gerusalemme ·

Lontane sono le radici della fondazione del Carmelo del Pater Noster, eretto sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme: nel 1875 Aurelia de Bossi, principessa della Tour d’Auvergne e la carmelitana del Carmelo di Lisieux, madre Saveria del Cuore di Gesù, si incontrarono e si compresero.

Nel suo rientro in Francia, dopo nove anni trascorsi nel Carmelo di Saigon, madre Saveria visitò Gerusalemme e fu colpita dal Monte degli Ulivi. «Che panorama magnifico! Da un lato la città di Gerusalemme, dall’altro il Mar Morto, la strada di Betania e Betfage. Accanto, a destra il luogo dell’Ascensione, a sinistra quello della predicazione, detto del Pater. Ai piedi della montagna, la grotta dell’agonia nel giardino del Getsemani, il torrente Cedron, la piscina di Siloe. Sarebbe molto bello potervi costruire un Carmelo». Gesù tante volte, se seguiamo la narrazione dei Vangeli, passò in questo luogo e posò il suo sguardo su Gerusalemme.

Una scena tratta dal documentario

La principessa, che aveva investito tutta la sua fortuna per ridare vita al luogo tradizionalmente detto del Pater, alla Grotta, alla cappella e al primo chiostro del monastero, affidò tutto a madre Saveria che, da parte sua, reclutò nel Carmelo di Carpentras le prime carmelitane disposte a vivere in un luogo così ricco di tradizione ebraica, cristiana e musulmana.

Il film di Eddy Vicken e Yvon Bertorello, Le Carmel du Pater Noster à Jérusalem, realizzato quest’anno con la collaborazione di Kto, ha raccolto la testimonianza di vita della comunità cosmopolita che vive in questo luogo unico al mondo, e sente la propria vocazione, nutrita di silenzio ed eremitismo, come quella biblica descritta dal profeta: «Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto sentinelle; per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai» (Isaia, 62, 6).

La Grotta del Pater richiama ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutti i Paesi e appartenenti a diverse fedi religiose, che vi possono innalzare la preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli nella loro lingua, seguendo la versione dell’evangelista Matteo. Infatti, ben 173 piastrelle di ceramica si susseguono sulle pareti del chiostro ed esprimono la coralità universale dell’antica preghiera, consegnata non solo a coloro che desiderano seguire Gesù ma a tutte le persone che si aprono al mistero di Dio che vuole incontrare l’umanità.

Al centro della vita comunitaria delle sorelle carmelitane risplende proprio questa preghiera, in cui tutte e diciassette — appartenenti a ben otto nazioni: Francia, Corea, Brasile, Rwanda, Libano, Madagascar, Stati Uniti e Palestina — si ritrovano unite nella lode al Padre della misericordia, il cui volto è stato svelato e annunciato dal figlio Gesù.

L’esperienza carmelitana quotidiana conosce la grande battaglia sferrata con le armi della luce, la presenza eucaristica e la parola. Le riprese, artistiche e suggestive, dell’interno del monastero non appaiono sguardi indiscreti o scrutatori, quanto piuttosto una sorta di onda, cui abbandonarsi per seguire la giornata della comunità carmelitana, dai suoi momenti di preghiera a quelli del lavoro, pur sempre oranti e vissuti in trasparente gioia.

di Cristiana Dobner

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23 settembre 2018

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