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La suora della pop art

· Retrospettiva dedicata a Corita Kent nel centenario della nascita ·

La fede che incontra l’arte, un binomio che unisce estetica ed etica, in ogni epoca, anche in quella contemporanea. E non fa eccezione la pop art, che ha visto in Andy Warhol la sua figura di massimo spicco. Le opere del poliedrico artista di Pittsburgh hanno avuto un impatto tale da dar vita a un vero e proprio movimento culturale. Ne fa parte anche Corita Kent, a cui il Museum of Art + Craft di Ditchling, nella contea inglese dell’East Sussex, dedica fino al 14 ottobre la retrospettiva Corita Kent: Get With The Action, nell’anno in cui si celebra il centesimo anniversario della sua nascita.

Corita Kent a Los Angeles negli anni sessanta

A rendere unica Corita Kent non è soltanto il talento artistico, ma anche la storia personale: nata nel 1918 come Frances Elizabeth Kent a Fort Dodge, nell’Iowa (Stati Uniti), si trasferisce giovanissima con la famiglia a Los Angeles, dove prende i voti, passando poi alla vita laicale nel 1968. Un’esistenza caratterizzata da un unico filo conduttore: la fede cattolica e i suoi valori di tolleranza, pace, condivisione, altruismo. Non stupisce che ancora oggi sia conosciuta in tutto il mondo come la suora della pop art, sebbene poi abbia tolto il velo. A testimonianza della sua creatività — fu anche insegnante di arte nel convento delle suore dell’Immacolato Cuore di Maria di Los Angeles, dove aveva studiato — ci sono decine di serigrafie realizzate negli anni sessanta, una parte delle quali è in mostra a Ditchling.

L’esposizione inglese, a cui la stampa d’oltremanica ha dato grande risalto, propone un gruppo di opere dal forte impatto visivo e simbolico. «Kent usava slogan pubblicitari e testi di canzoni, oltre a versetti biblici e citazioni tratte dalla letteratura, per creare vibranti serigrafie con taglienti messaggi politici contro il razzismo, la povertà e l’ingiustizia», ha spiegato la curatrice, Donna Steele, al quotidiano «The Guardian». Accanto alla “festa visiva” — resa possibile dai colori sgargianti e dai caratteri del testo — c’è lo spessore del messaggio che Corita voleva trasmettere, a cui si arriva soltanto guardando l’opera senza superficialità.

Rimasta fortemente colpita da una mostra di Andy Warhol a Los Angeles nel 1962, anche Kent prese ispirazione dal mondo della pubblicità per riuscire a comunicare con chi guardava le sue serigrafie. Un esempio è Il pomodoro più succoso di tutti, uno dei suoi lavori più noti, ma che nel 1964 fece scalpore. «Ha cambiato il linguaggio comune, usando parole quali pomodoro, per trasformarlo in messaggi su come ci prendiamo cura degli altri», ha spiegato ancora Steele. E se qui fonte di ispirazione sono i barattoli di zuppa di pomodori Campbell, resi celebri da Warhol che lei considerava il suo maestro, altre volte invece il messaggio di Corita non è così esplicito. Qui allora sta allo spettatore interrogarsi, come nel caso di Per Eleanor, sempre del 1964 (e sempre presente a Ditchling), dove volutamente non termina la parola bontà, mentre la sola grande G stilizzata potrebbe rappresentare la parola good (inteso come l’aggettivo buono) oppure God, cioè Dio. È invece del 1966 la serigrafia — immagine simbolo della mostra — che può essere interpretata come il testamento spirituale e artistico di Kent: vi campeggia la scritta Get with the Action, da cui deriva il titolo della retrospettiva inglese.

Anche dopo aver lasciato il suo convento di Los Angeles ed essersi trasferita a Boston, Corita continua a essere identificata come la suora che ha trasferito il messaggio cattolico nell’arte contemporanea. Il suo impegno umanitario e pacifista la porterà a dipingere, nel 1971, un arcobaleno su un enorme serbatoio di gas a Dorchester, vicino Boston, per chiedere la fine della guerra in Vietnam.

Un segno di riconoscimento al talento artistico della suora della pop art è arrivato nel 1985 dalla decisione delle Poste statunitensi di commissionarle un francobollo con la scritta Love, che ha superato i 700 milioni di pezzi venduti. A cento anni dalla nascita e a oltre trenta dalla morte, avvenuta nel 1986 per un tumore alle ovaie, l’eredità di Corita è come si possano conciliare fede e arte, vivendole assieme in prima persona. Per sua volontà, i diritti sulle sue opere sono destinati alla comunità del Cuore Immacolato di Los Angeles.

di Simona Verrazzo

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24 aprile 2019

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