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La sua eredità è viva

· A cinque anni dalla sua uccisione, sulle orme di fratel Roger vissuto per amore di una umanità riconciliata ·


Dal libro Vivre pour aimer. Paroles choisies (Les Presses de Taizé), edito in Italia da Elledici, anticipiamo qui di seguito la prefazione scritta da fratel Alois, priore di Taizé. Il volume è stato pubblicato in occasione del quinto anniversario della morte di fratel Roger (16 agosto) e del settantesimo di fondazione della comunità di Taizé (20 agosto). I brani che compongono il libro non seguono un ordine cronologico ma sono stati riuniti dagli autori per temi e argomenti.

Queste pagine ci consentono di scoprire la vita e il pensiero di frère Roger. Contengono alcuni testi, tratti dalle sue numerose pubblicazioni e riuniti sotto i titoli dei suoi libri più importanti.

La sua eredità è viva. Egli aveva una certezza: Dio sta accanto a ogni essere umano, anche a coloro che non ne hanno coscienza. Vivendo di questa fiducia nella presenza di Dio, trovava quella pace che cercava di comunicare anche agli altri.

La fiducia che riponeva in Dio gli ha dato il coraggio di anticipare talvolta il movimento della storia. È riuscito ad aprire strade là dove gli altri non ne vedevano alcuna. E tutto questo al fine di riconciliare i cristiani tra loro e di contribuire a stabilire la pace nella famiglia umana.

Era cosciente degli sconvolgimenti che stavano mutando profondamente le nostre società. Ha visto fin da subito che la modernità avrebbe reso difficile la fiducia in Dio e capiva coloro che erano sconvolti dal dubbio.

Ma non aveva paura delle novità. Al contrario, le scoperte scientifiche lo appassionavano e accendevano in lui la speranza di un miglioramento di vita per i più poveri.

L'attenzione che poneva ai giovani lo hanno spesso indotto a ripetere: «Andrei fino in capo al mondo, se lo potessi, per dire e ridire la mia fiducia nelle giovani generazioni».

La sua morte rimane un mistero. Per tutta la vita ha penato per la sofferenza degli innocenti. Ed ecco che, a causa di una morte violenta e senza motivo, si è collocato anche lui tra le schiere degli innocenti.

Come Giovanni Battista, frère Roger non ha cercato di mettersi al centro dell'attenzione; ha voluto mostrare il Cristo, mostrare la presenza di Dio. Con la vita e con la morte ci ha detto chiaramente che Dio non conosce limiti e che la vocazione di ciascuno è quella di vivere per amare.

Alcuni brani di fratel Roger

Saprai accogliere il giorno che spunta come un oggi di Dio? Saprai cogliere stimoli di poesia a ogni stagione, nei giorni di luce piena come nelle notti gelide d'inverno? Saprai rendere gioiosa la tua umile abitazione con segni che allargano il cuore?

Senza riserve mentali, senza rimpianto, senza nostalgia, cogliere gli avvenimenti, anche i più piccoli, con una capacità inesauribile di meravigliarsi. Va', cammina, avanza un passo dopo l'altro dal dubbio verso la fede e non preoccuparti delle impossibilità. Accendi un fuoco, anche con le spine che ti dilaniano.

Dagli apostoli, dalla Vergine Maria e dai credenti dei primi tempi, proviene un appello a vivere con grande semplicità e nella condivisione. La gioia pura del Vangelo consiste nell'avanzare ancora e sempre verso una semplicità di cuore, ed essa conduce a una semplicità di vita.

Semplificare non significa mai scegliere un rigorismo glaciale, senza benevolenza, tutto pieno di giudizi su coloro che non hanno il nostro stesso punto di vista. Se la semplicità di vita fosse sinonimo di incupimento, come potrebbe aprire al Vangelo? Lo spirito di semplicità traspare nei segni di gioia serena e anche attraverso un cuore gaio. Semplificare è un invito a disporre il poco che si ha nella bellezza semplice della creazione.

Semplificare la propria vita permette di vivere una condivisione con i più poveri, con l'intento di placare le sofferenze, là dove vi sono malattia, povertà, fame...

Con i nostri fratelli, quelli che sono a Taizé o quelli che, in altri continenti, vivono tra i poveri, abbiamo la viva coscienza di essere chiamati a una vita semplice. Abbiamo scoperto che essa non impediva di essere accoglienti ogni giorno.

Di fronte all'accelerazione di tutte le evoluzioni, una dinamica del provvisorio, che lascia tanto più liberi quanto più si è fedeli all'essenziale, permette di riprendere ancora e sempre un nuovo respiro.

Chi cammina verso Dio va da un inizio a un altro inizio. Sarai fra coloro che osano dire a se stessi «Ricomincia! Lascia da parte lo scoraggiamento! Fa che la tua anima viva!»?

Solo colui che ha il senso delle tradizioni può impegnarsi nella dinamica del provvisorio.

L'entusiasmo, concepito come fervore, è una forza positiva, ma non basta. È una forza che si consuma e svanisce se non comunica il suo slancio con un'altra forza, più sotterranea e meno sensibile, che ci deve far camminare per tutta la vita. È indispensabile assicurare la continuità, perché gli entusiasmi sono interrotti da tempi morti, da deserti aridi.

Così è la regolarità nella preghiera. Quando spunterà il giorno, questa regolarità e continuità serviranno da punto d'appoggio per riprendere lo slancio.

Spirito Santo, donaci di mettere pace dove ci sono conflitti e di rendere percepibile, attraverso la nostra vita, un riflesso della compassione di Dio. Sì, donaci di amare e di dirlo con la nostra vita.

Se la festa scomparisse... Se, un bel mattino, ci svegliassimo in una società ben organizzata, funzionale, soddisfatta, ma svuotata di ogni spontaneità...

Se la preghiera dei cristiani diventasse un discorso tutto cerebrale, secolarizzato al punto da annullare il senso del mistero, della poesia, senza più nessuno spazio possibile per la preghiera del corpo, per l'intuizione, per l'affettività...

Se la festa si cancellasse dal corpo di Cristo, la Chiesa, vi sarebbe ancora sulla terra un luogo di comunione per tutta l'umanità? Questa sete di comunione, sempre uguale per ogni generazione, la intuisco, intensa fino all'angoscia, nei giovani qui sulla collina. Comunione con l'uomo nelle sue lotte e nelle sue aspirazioni, in questi anni in cui assistiamo a una crisi di sfiducia nell'uomo. E comunione con il Cristo.

Se la festa tramontasse dentro di me, troverei ancora la forza di cercare sempre e di continuo una comunione con le nuove generazioni?

Dio di misericordia, abbiamo una sete immensa di ottenere la pace del cuore. E il Vangelo ci offre la possibilità di capire che, anche nelle ore di oscurità, tu ci ami e ci vuoi felici.

Se alcuni sono in preda all'inquietudine per il futuro e si sentono immobilizzati, ci sono anche, in tutto il mondo, giovani capaci d'inventiva e creatività. Sanno che Dio non ci ha creati per essere passivi. Per loro, la vita non è soggetta alla fatalità del destino. Sono coscienti che l'essere umano può essere paralizzato dallo scetticismo o dallo scoraggiamento.

Non sono soltanto i responsabili dei popoli che costruiscono il futuro. Il più umile fra gli umili può contribuire a costruire un avvenire di pace.

Possono esserci nell'essere umano delle pulsioni di violenza. Affinché sorga una fiducia sulla terra, è importante cominciare da se stessi: camminare con un cuore riconciliato, vivere in pace con coloro che ci circondano.

Una pace sulla terra si prepara nella misura in cui ciascuno osa domandarsi: sono disposto a cercare una pace interiore, sono pronto a proseguire disinteressatamente? Per quanto sprovvisto, posso essere fermento di fiducia là dove vivo, con una comprensione per gli altri che si allargherà sempre di più?

Se potessimo sempre ricordare che Cristo è comunione... Egli non è venuto sulla terra per creare una religione in più ma per offrire a tutti una comunione in Dio. I suoi discepoli sono chiamati a essere umili fermenti di fiducia e di pace nell'umanità...

«Comunione» è uno dei nomi più belli della Chiesa.

Assieme ai miei fratelli, il nostro desiderio è che ogni giovane scopra il Cristo, non il Cristo preso isolatamente, ma il «Cristo di comunione», presente in pienezza in quel mistero di comunione che è il suo Corpo, la Chiesa. In essa molti giovani possono trovare il modo di impegnare l'intera loro esistenza. In essa c'è tutto perché essi possano diventare creatori di fiducia e di riconciliazione, non solo per sé stessi ma assieme a tutte le generazioni.

Andremmo fino in capo al mondo per cercare delle soluzioni, per chiedere, chiamare, supplicare se occorre, ma mai dal di fuori, sempre mantenendoci all'interno di quell'unica comunione che è la Chiesa.

Quando la Chiesa instancabilmente ascolta, guarisce, riconcilia, essa diviene quello che è di sua natura nel più profondo del suo essere, una comunione d'amore, di compassione, di consolazione, limpido riflesso del Cristo risorto. Mai distante, mai sulla difensiva, scevra di severità, può diffondere l'umile fiducia della fede nel più profondo dei nostri cuori.

Non rassegnarti mai allo scandalo della separazione fra cristiani che professano così facilmente l'amore del prossimo, ma rimangono divisi. Abbi la passione dell'unità del Corpo di Cristo.

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