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La strage di Las Vegas riapre il dibattito sulle armi

Il massacro di Las Vegas, la peggiore strage di armi da fuoco nella storia degli Stati Uniti, riapre il dibattito sull’accesso alle armi, che causano oltre trentamila vittime l’anno. Secondo alcune fonti, dal 1970 le armi da fuoco hanno provocato più morti di tutte le guerre della storia americana. Stephen Paddock, l’autore della sparatoria, aveva portato in camera d’albergo un piccolo arsenale da guerra (almeno dieci fucili), presumibilmente acquistate legalmente e senza che nessuno avesse notato nulla. 

Nel suo breve discorso alla nazione, il presidente Donald Trump, paladino insieme ai repubblicani del secondo emendamento che garantisce il diritto alla difesa armata, si è guardato bene dal sollevare il problema della proliferazione delle armi personali, oltre trecento milioni negli Stati Uniti, circa una per abitante. E la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, è stata esplicita: «C’è un tempo e un luogo per il dibattito politico, ma non è ora», ha dichiarato, mentre i titoli dei produttori di armi volavano a Wall Street, come sempre dopo una strage nel timore di una stretta delle norme. Molti esponenti repubblicani hanno invitato a non politicizzare la vicenda, a conferma che non vogliono mettere in discussione le attuali leggi sulle armi, che variano da stato a stato ma che in linea di massima consentono di acquistare e portare armi con relativa facilità. Il Nevada, dove è avvenuta la strage, ha una delle normative meno restrittive: le persone possono portarle ovunque, anche quelle d’assalto, e non devono registrarsi come possessori di armi. Prima di lasciare la Casa Bianca e dopo una lunga battaglia, Barack Obama aveva usato un ordine esecutivo per bypassare un congresso controllato dai repubblicani e inasprire i controlli. Ma il Grand Old Party ha duramente criticato anche quell’iniziativa e, appena insediato Trump, ha addirittura cancellato i controlli per l’acquisto di armi da parte di persone con disturbi mentali. E all’indomani della strage, non è ancora chiaro che cosa abbia spinto Stephen Paddock, un insospettabile sessantaquatrenne con l’unico vizio del poker, a sparare a raffica all’impazzata sul pubblico di un concerto di musica country. Ma mentre gli Stati Uniti piangono 59 persone morte e pregano per i 527 feriti, il movente resta ancora un mistero.

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19 agosto 2018

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