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La strada di Netanyahu

· Dopo la netta affermazione nel voto israeliano ·

Verso un’ampia maggioranza di destra

La vittoria elettorale di Benjamin “Bibi” Netanyahu dimostra che gli israeliani non sono affatto stanchi del Governo della destra del Likud e che la loro principale preoccupazione resta la sicurezza nazionale, con un occhio rivolto a Teheran prima ancora che a Gaza e a Ramallah. 

Allo stesso tempo l’esito del voto ha confermato l’abilità politica di Netanyahu che, nonostante i recenti dissapori con Washington, è riuscito a ricompattare i suoi sostenitori e a recuperare quel distacco dalla coalizione di sinistra Unione sionista che fino a due giorni fa era in testa di oltre quattro punti.

Resta comunque difficile dire che cosa accadrà ora. Se il leader del Likud riuscirà a formare un Governo, è molto probabile che le trattative con i palestinesi, ferme da oltre un anno, conoscano un nuovo, prolungato stallo e che, a breve, si verifichi una nuova espansione degli insediamenti in Cisgiordania, come Netanyahu stesso ha promesso poche ore prima della chiusura della campagna elettorale. Uno scenario che potrebbe provocare un ulteriore irrigidimento a livello internazionale, con il crescente malumore dell’Amministrazione Obama da una parte e, dall’altra, lo scontro alla Corte internazionale dell’Aja, dove i palestinesi intendono portare avanti la denuncia di Israele per crimini di guerra. Ora la prospettiva più realistica è quella di un forte Governo di destra. Il Likud ha conquistato 29 seggi sui 120 della Knesset (nel 2013 ne aveva ottenuti solo 18), cinque in più dei favoriti dell’Unione sionista di Herzog, fermi a quota 24.  

di Luca M. Possati

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19 giugno 2019

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