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La strada
della trasparenza

· La Chiesa in Germania su un rapporto riguardanti gli abusi ·

L’entità degli abusi riferiti agli uomini di Chiesa in Germania «è opprimente e imbarazzante» ma le anticipazioni apparse sulla stampa tedesca sono un gesto «irresponsabile», un «duro colpo» soprattutto per le vittime coinvolte. È quanto sostenuto dal vescovo di Trier, Stephan Ackermann, responsabile della Conferenza episcopale tedesca per le questioni legate agli abusi sessuali nella Chiesa.

Il riferimento è alla fuga di notizie comparsa su alcuni organi d’informazione che hanno anticipato i dati salienti di un’indagine la cui presentazione ufficiale è prevista per il 25 settembre nel corso della plenaria d’autunno dell’episcopato. «Mi dispiace — ha rimarcato il presule — che lo studio fin qui riservato e quindi il risultato di quattro anni di lavoro di ricerca sul tema degli “Abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi nell’ambito della Conferenza episcopale tedesca” condotto dal gruppo di ricerca guidato dal dottor Harald Dreßing (Istituto centrale per la salute mentale di Mannheim) sia stato pubblicato dai media. Il fatto è tanto più increscioso, in quanto finora nemmeno i membri della Conferenza episcopale tedesca hanno potuto conoscere lo studio completo». Uno studio dal quale emergerebbero dati inquietanti — 3.677 casi commessi tra il 1946 e il 2014 con 1.670 i sacerdoti coinvolti — che scuotono nel profondo la Chiesa tedesca. «Siamo consapevoli dell’entità dell’abuso sessuale, come dimostrano i risultati dello studio. È opprimente e imbarazzante per noi», evidenzia monsignor Ackermann, sottolineando come lo scopo dello studio sia proprio «quello di ottenere maggiore chiarezza e trasparenza su questo lato oscuro della nostra Chiesa», non soltanto per il bene delle «persone colpite», ma anche «perché la Chiesa possa vedere i reati e fare tutto il possibile per evitare che si ripetano».

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