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​La strada
della cultura

· ​I leader sciiti iraniani ricevuti in Vaticano ·

L’islam è troppo debole sotto l’aspetto culturale. Ed è una debolezza che sta avendo evidenti ricadute drammatiche in tutto il mondo. L’Hojjat ol-Islam Morteza Vaez Javadi, stimato esegeta del Corano, è convinto sostenitore della necessità di percorrere nuove strade: «A causa di molte circostanze — osserva — non riusciamo a trasmettere in maniera corretta i nostri valori, che invece potrebbero essere utili non solo ai musulmani ma a tutti gli uomini». 

Imam Ali con i due figli Hasan e Husayn, icona sciita

Javadi è uno dei membri della delegazione iraniana impegnata in questi giorni nella decima sessione di dialogo con la Santa Sede, dedicata in questo caso a Estremismo e violenza in nome della fede. Quale approccio alla religione. Il leader religioso sciita, assieme all’Hojjat ol-Islam Abolghasem Alidost, all’ambasciatore Mohammad Taher Rabbani, al presidente dell’Organizzazione per la cultura e le relazioni islamiche Abouzar Ebrahimi e ad altri diplomatici, ha incontrato alcuni giornalisti nella sede dell’Ambasciata iraniana presso la Santa Sede, alla vigilia dell’incontro con il Papa.
L’Iran, culla del misticismo sciita, con i suoi poeti inneggianti alla misericordia, ambisce a svolgere un ruolo fondamentale nel complesso scenario del Medio oriente. Oggi più che mai, in un momento in cui il variegato mondo islamico è chiamato a fare sentire una voce chiara e univoca contro la violenza. «La natura dell’islam è una natura misericordiosa — afferma Javadi — ma per renderla concreta occorre una base di conoscenza. C’è bisogno di promuovere questo messaggio a livello culturale, cosa che non è stata possibile in passato, anche perché all’indomani della rivoluzione islamica il nostro Paese ha dovuto affrontare diversi problemi. Ma nelle nostre scuole teologiche cerchiamo di farlo costantemente». 

di Marco Bellizi

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23 ottobre 2019

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