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La strada
della corresponsabilità

· ​Prosegue al confine tra Messico e Stati Uniti l’impegno dei vescovi per i migranti ·

Brownsville, 31. «La grande battaglia nella nostra società è culturale, fra un individualismo radicale e il senso della corresponsabilità, ciò di cui parla Papa Francesco. Molti giovani americani hanno perso questo sentimento di appartenenza, questa preoccupazione per l’altro, non si sentono più responsabili di nessuno. La Chiesa deve ricordare tale principio fondamentale, ossia che i più vulnerabili devono essere protetti: poveri, anziani, nascituri, migranti». Alla vigilia del nuovo incontro fra i presuli statunitensi e messicani per discutere della questione migratoria — domani 1 settembre a Piedras Negras, nello stato messicano di Coahuila, al confine con il Texas — il vescovo di Brownsville, Daniel Ernest Flores, sottolinea che questo messaggio può e deve raggiungere anche i non cattolici, poiché «è difendendo i più vulnerabili che possiamo essere credibili».

In un’intervista al quotidiano francese «La Croix», monsignor Flores ribadisce che la Chiesa ha il dovere di correre in aiuto dei migranti. La sua diocesi, in Texas, è posta proprio alla frontiera: «Abbiamo molte famiglie messicane con madre e figli che vivono in territorio americano e il padre che lavora in Messico, poiché vogliono proteggere i loro bambini da rapimenti e violenze. Come ha detto Papa Francesco: il fenomeno migratorio è mondiale e nella maggior parte dei casi sono la guerra, la violenza, la corruzione a spingere i più poveri sulla strada». Il presule racconta che da circa cinque anni la violenza in America centrale (Guatemala, Honduras, El Salvador) ha indotto molte persone, soprattutto donne e adolescenti, a tentare di entrare negli Stati Uniti. Ma è assai pericoloso per loro attraversare il Messico a causa delle bande e dei “cartelli della droga”. In tanti non arrivano a destinazione, restando vittime di rapimenti. «La maggioranza dei bambini, per esempio, arrivano da noi traumatizzati psicologicamente in quanto sono stati testimoni, durante il viaggio, di violenze, omicidi, sequestri, stupri», prosegue Flores, spiegando di passare gran parte del suo tempo a visitare i migranti: «Mi confidano le terribili sofferenze che hanno patito. Non osano parlare perché hanno paura e non vengono consultati. Dobbiamo parlare noi per loro, rappresentare una voce per esprimere ciò che non sono capaci di dire. La Chiesa ha il dovere di dire ai governatori degli stati, ai membri del Congresso: ecco di cosa la gente ha paura, ecco ciò che succede».

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