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La storia scartata

· Dai documenti della Genizah del Cairo ·

«Ero con lui il giorno in cui li ho visti essere uccisi in quel modo terribile» scrive in una lettera una donna ebrea, che viveva a Tripoli, in Libano, dopo essere dovuta fuggire da Gerusalemme, durante l’invasione della Terra santa da parte dei turchi selgiuchidi, sul finire dell’XI secolo: un’invasione particolarmente violenta e sanguinosa, che provocò un gran numero di rifugiati ebrei, musulmani e cristiani. «Sono una donna malata sull’orlo della follia, al limite della fame, con la mia famiglia e la bambina che sono tutti con me, e sconvolta dall’orribile notizia riguardante mio figlio». Questa commovente lettera fa parte della Taylor-Schechter Cairo Genizah Collection, conservata nella Biblioteca universitaria di Cambridge: si tratta della collezione di manoscritti ebraici medievali più vasta e importante al mondo, ora in mostra fino al 28 ottobre nella città britannica.
L’ingresso della Genizah del Cairo nella sinagoga Ben EzraL’esposizione, che s’intitola Discarded History: The Genizah of Medieval Cairo, offre un spaccato, unico ed eccezionale, della vita quotidiana, dal nono al diciannovesimo secolo, di uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Fustat, che affidò più di duecentomila scritti alla Genizah di Ben Ezra, ovvero a quella parte della sinagoga — edificata nell’882 sul luogo dove si ergeva una chiesa dedicata all’arcangelo Michele — destinata a servire da deposito anzitutto delle opere di argomenti religioso redatti in ebraico, divenute inutilizzabili, in attesa di essere sotterrate in un cimitero. Infatti era tassativamente proibito gettare documenti scritti in cui compaia uno dei sette nomi sacri di Dio, comprese le lettere personali e i contratti legali che si aprono con un’invocazione a Dio.
La mostra — di cui dà conto nel numero di agosto il mensile «Pagine Ebraiche» — vanta due primizie: è la prima volta che questi documenti sono esposti al pubblico e per la prima volta molti di essi sono stati tradotti in inglese. «I primi studiosi che passarono al vaglio queste preziose carte — spiega, citato dal “Guardian”, uno dei curatori dell’esposizione, Benjamin Outhwaite — erano interessati solo al materiale di carattere biblico, ma ciò che costituisce il tratto straordinario di questa collezione, e quasi del tutto ignorato nel corso di molti decenni, è che tali documenti coprono l’intero arco della vita umana. E non a caso — sottolinea il curatore — siamo andati alla ricerca proprio di quelle testimonianze scritte che tracciano con forte rilievo queste storie umane».
A riprova del carattere “domestico”, e per questo non meno suggestivo e intrigante, di questi pregiatissimi cimeli (figurano, per esempio, contratti di matrimonio, disegni di bambini, perfino le liste della spesa) Outhwaite fa riferimento a uno dei “pezzi forti” della mostra, ovvero una lettera che fratello e sorella hanno portato a casa dalla nuova scuola dove si sono iscritti, nella quale si fa presente che nonostante la dura punizione corporale cui sono stati sottoposti, i due ragazzi continuano ad avere un comportamento non conforme alla rigorosa disciplina in vigore nell’istituto: di conseguenza si raccomanda che ai due siano date «nuove legnate».
Il primo documento delle carte delle carte della Genizah ad arrivare nel Regno Unito — ricorda il «Guardian» — fu un frammento in ebraico del libro del Siracide, che arrivò insieme a due donne altrettanto illustri, le gemelle scozzesi Agnes Smith Lewis e la sorella Margaret. Vi sono fotografie che mostrano le due sorelle vestite con indumenti pesanti, ricoperti di veli, protette da un parasole, che attraversano il Vicino oriente e l’Egitto sul dorso di un pony o di un asino. Agnes e Margaret erano anzitutto interessate alla Bibbia, ma quella pagina che avevano acquistato da un commerciante al Cairo dischiudeva e faceva scoprire anche il mondo, che altrimenti rischiava di andare perduto, della storia sociale ebraica medievale. Il frammento era stato identificato nel 1896 dall’ebraista Solomon Schechter, come appartenente all’originale ebraico, noto a Girolamo e ritenuto perduto, del Siracide, uno dei libri biblici più tormentati e problematici dal punto di vista testuale. E Agnes osservò divertita che un autore noto per la sua misoginia doveva il ritrovamento del suo testo autentico proprio a una donna.
Quando il prezioso frammento fu mostrato a Schechter, questi impose la massima segretezza in modo da non far scoprire all’acerrima rivale, l’università di Oxford, la grande scoperta. Schechter, riferiscono le cronache del tempo, si affrettò alla volta della Genizah del Cairo per vedere se c’erano altre carte preziose e altri pregiati frammenti. Ne scoprì a migliaia, ma poi, nei suoi diari, ebbe a scrivere: «Non è facile immaginare la confusione che regna in questa antichissima Genizah fino a quando non la si è visitata. Un campo di combattimento di cui gli eserciti sono i manoscritti, una battaglia in cui la produzione letteraria di molti secoli rivendica la propria parte».

di Gabriele Nicolò

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18 febbraio 2020

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