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La storia in cinque chilometri

· A Firenze una nuova casa per la memoria dell’Europa ·

Primi di maggio, feste d’Europa. Il plurale è d’obbligo non solo per la natura delle istituzioni coinvolte, ma anche perché i compleanni sono più d’uno, per espressa volontà di ricordare date importanti, seppure distribuite in anni diversi. Si ritiene centrale il 9 maggio, scelto come “giorno europeo” o “festa dell’Europa” per eccellenza, perché è in quel giorno che, nel 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose, in un celebre discorso tenuto a Parigi, il piano di cooperazione economica ispirato da Jean Monnet che rappresentò, nei fatti, l’origine del processo di integrazione europea sovranazionale. Per la verità, sul piano ideologico essa veniva da lontano e la sua maturazione era accelerata dal clima dei conflitti mondiali, specialmente il secondo. Schuman lanciava la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, per risollevare le sorti dell’economia dopo le crisi che avevano mutato pesantemente gli equilibri internazionali in tutti i settori, con il tramonto di alcune superpotenze e l’affacciarsi di altre. Non a caso, nel contestualizzare le ricorrenze europee, si usa inserirvi l’8 maggio 1945, che fa coincidere la resa generale della Germania nazista con la fine della guerra.

Un Congresso d’Europa si aprì a L’Aja il 7 maggio 1948, promosso da un Comitato internazionale di coordinamento dei movimenti per l’unità europea presieduto da Winston Churchill. Le conclusioni del Congresso furono esposte pubblicamente, sotto forma di Messaggio agli europei, il 9 maggio ad Amsterdam. L’anno seguente, il 5 maggio 1949, dieci Stati dell’Europa occidentale sottoscrissero il Trattato che istituiva il Consiglio d’Europa.

L’europeista Gian Piero Orsello, autore fra l’altro di un utile strumento di studio (L’Unione europea, Newton & Compton, 2003), ricordava come da allora «si sono realizzati, tappa dopo tappa, le strutture e i contenuti della costruzione comunitaria, che hanno conosciuto folgoranti momenti di iniziativa, di rafforzamento e di progresso, ma anche periodi di grave crisi, di pericolose incertezze e di infauste stagnazioni, senza tuttavia perdere di vista il tracciato prioritario». Quella che Orsello chiama «prospettiva dinamica» ha fatto sì che l’ideale unitario europeo, attraverso una pluralità di vedute e proprio in virtù di quelle, resistesse e si affermasse sui blocchi totalitari. Nous ne coalisons pas des Etats, nous unissons des hommes: così esclamava Jean Monnet, economista e politico francese attivissimo nelle relazioni economiche internazionali, in un discorso a Washington il 30 aprile 1952.

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