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La storia di Suzana

· ​Punti di resistenza ·

Sono passati circa dieci giorni da quando Suzana e le sue quattro bambine vengono supportate e assistite da una rete civica di solidarietà emersa dal territorio di Torrenova. Suzana è la giovane madre italiana, di origini rom, che da circa un mese e mezzo vive nel suo nuovo appartamento — una casa popolare regolarmente assegnatale — proprio nel quartiere del sesto municipio di Roma capitale. Purtroppo, già dal loro arrivo, alcune persone della zona hanno messo in atto comportamenti denigratori. Altri invece sono stati in grado di offrire loro vicinanza e sostegno, facendo sentire che quella casa, ancora disadorna, sarebbe diventata veramente e finalmente la loro. Abbiamo voluto parlare con queste persone, insegnanti e genitori dei compagni delle figlie di Suzana, per sapere che cosa li ha spinti, non solo a offrire il loro sostegno alla famiglia ma anche a mettere nero su bianco, in una lettera indirizzata alle massime cariche dello Stato e del territorio, la loro posizione in materia d’inclusione e di difesa dei più deboli. «L’iniziativa è nata spontaneamente nel momento in cui è nato il problema, non sono state necessarie molte discussioni. Suzana è una mamma come ce ne sono tante altre. Italiana, nata a Roma, di origine rom» ci dice il presidente del consiglio d’istituto delle scuole Simonetta Salacone. «Da subito abbiamo voluto far sapere pubblicamente le nostre posizioni e ciò che pensavamo riguardo alla situazione». L’iniziativa messa in moto da insegnati e genitori, infatti, è nata spontaneamente dopo le prime problematicità mostrate in classe dalle bambine. «Molte cose le abbiamo sapute inizialmente dai nostri figli, perché le bambine hanno iniziato a manifestare la loro preoccupazione e il loro disagio a scuola» ci fa sapere. «Conoscevamo la famiglia e sapevamo quanto fossero felici di aver ottenuto finalmente la loro casa». Sì, perché Suzana è una donna di origini rom ma dalla storia insolita. Già dall’età delle sue figlie viveva con i genitori a Zagarolo, in una casa. Poi qualcosa li ha fatti arrivare in un campo rom, dove la donna ha vissuto fino a un mese e mezzo fa. Quella di Suzana è quindi la scelta consapevole di una madre che vuole quello che vogliono tutte le madri: il meglio per i loro figli. «Stiamo anche portando quello che possiamo offrire per arredare la casa o quello che può servire» continua il presidente. Nella nuova abitazione di Torrenova, infatti, la giovane famiglia è arrivata giusto con un letto e qualche materasso «perché gli altri mobili che avevo non erano adatti a una casa» aveva dichiarato la mamma in un’intervista. Ed è proprio in questo contesto che si stanno muovendo insegnanti e genitori amici «cercando di non invadere troppo l’intimità e l’indipendenza della famiglia». Ci hanno confermato che la loro prima preoccupazione è stata proteggere un nucleo famigliare composto da una madre sola e da quattro bambine, due delle quali molto piccole.

Una situazione di particolare fragilità che fortunatamente sta ricevendo sostegno anche da organizzazioni sociali e del territorio.

Un “linfa” di solidarietà e coesione che non è arrivata solo in questa occasione e non nasce per iniziativa di pochi. Quella dell’Istituto comprensivo Simonetta Salacone è una storia che prende vita e si rafforza sotto l’egida della preside che oggi dà il nome a questa scuola. Simonetta Salacone è stata un’insegnante, un dirigente scolastico e una scrittrice. Ma più di tutto è stata una cittadina delle periferie di Roma che si è battuta per i diritti degli ultimi, per una solidarietà capace di includere e affinché la scuola si impegnasse sempre più a divenire punto di riferimento per il progresso e la pace.

«Siamo un comitato di genitori molto aperto, perché la nostra scuola è storicamente sensibile e recettiva a questi temi e alle situazioni più delicate» afferma il nostro interlocutore. «Dai dirigenti, agli insegnanti, ai genitori. La nostra risposta è quindi data dalla particolarità della nostra scuola che porta il nome della sua ex-preside, una donna che si è fortemente spesa a favore dell’integrazione, del rispetto e della solidarietà». Sono queste le parole del presidente del consiglio d’istituto, un genitore che, come molti altri, vive in un contesto scolastico e civico da anni rodato in materia di integrazione e solidarietà.

In queste zone della capitale le comunità rom sono presenti da decenni, motivo per cui i loro figli «sono perfettamente integrati. Ecco perché la nostra risposta al problema di Suzana è stata spontanea e immediata».

Alla domanda «sono già capitati episodi simili in precedenza?» ci hanno risposto che la situazione che si sono trovati ad affrontare per la famiglia di Suzana rappresenta un caso atipico. «Abbiamo visto gli episodi che hanno coinvolto anche altre famiglie rom in quartieri come Torre Maura e Casal Bruciato, colpite forse con maggior violenza. Suzana per fortuna è stata accolta bene anche da molti suoi vicini di casa. Molte persone sono solidali con lei, l’hanno accolta e hanno accolto le sue figlie»; sono queste le parole confortanti che s’imprimono come preziose note a margine nelle pagine della nostra storia culturale. Un grande sostegno è arrivato anche dall’attuale preside, Rosamaria Lauricella Ninotta, che ha subito appoggiato l’iniziativa del comitato di genitori e insegnanti a favore della famiglia di Torrenova.

«Ho subito appoggiato il contenuto della lettera perché sono contro ogni forma di violenza e discriminazione e a favore di tutte le forme di inclusione e partecipazione» ha affermato la dirigente scolastica. E aggiunge: «per il caso specifico mi sono mossa autonomamente attraverso altri canali».

Nella speranza che la situazione rientri al più presto in una condizione di tranquillità, il comitato di insegnanti e genitori dell’istituto di Via Ferraironi conclude: «noi stiamo semplicemente dando sostegno al percorso di emancipazione di Suzana che, nonostante un’evidente fragilità, sta guadagnandosi la sua meritata normalità con grande coraggio».

di Elena Pelloni

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17 agosto 2019

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