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La storia come chiave di lettura

· Linee teologiche nella «Placuit Deo» ·

Marc Chagall «La creazione dell’uomo» (1956-1958)

Nel secolo XIX il filosofo e teologo russo Vladimir Solovyov (1853-1900) forniva contributi significativi alla teologia, non solo a quella ortodossa, ma anche al pensiero della Chiesa universale. In uno scritto del 1886 mise in evidenza il legame intrinseco tra cristologia e Israele. Solovyov non vide in tale legame un elemento formale della discendenza di Gesù, be

sì una qualità teologica: «L’idea della sacrosanta corporalità e la preoccupazione della realizzazione di quest’idea nella vita

 di Israele occupano un posto incomparabilmente più importante che in qualsiasi altro popolo. A questo è dedicata una grande parte della Legge mosaica. Ora, se confrontiamo il desidero dei giudei di materializzare in modo concreto il principio divino con il loro impegno nella purificazione e santificazione della nostra natura corporea, comprenderemo facilmente perché proprio l’ebraismo era l’ambiente più adatto per l’incorporazione del Verbo divino».

Si può prendere questa comprensione storicamente sorprendente come chiave di lettura della nuova lettera della Congregazione per la dottrina della fede su alcuni aspetti della salvezza cristiana, perché con i termini «corporalità», «materializzazione», «realizzazione» e «incorporazione» Solovyov ha introdotto delle parole che, in un certo senso, fanno parte del vocabolario cristologico, del discorso su Gesù il Cristo, salvatore universale del mondo, e che ora vengono messe in discussione in alcune tendenze del pensiero moderno. Così il testo attuale si riallaccia direttamente alla dichiarazione Dominus Iesus del 2000.

Placuit Deo evidenzia due tendenze che oscurano la consapevolezza cristiana di come la salvezza proveniente da Dio raggiunge il mondo: il neo-pelagianesimo e il neo-gnosticismo.

di Achim Buckenmaier

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15 ottobre 2019

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