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Poesia e clausura

· «La stella di Myriam. Un romanzo del cuore» di suor Maria Manuela Cavrini ·

Città della Pieve. Un borgo, poi un comune, sorto intorno a una chiesa, come accadde per le città dell’Europa cristiana. All’ingresso dell’abitato, con vista sulle colline al di là della piana, un convento murato e severo custodisce anime gentili: una comunità di clarisse che osservano la clausura, con la ruota all’ingresso e il parlatorio serrato da una grata. Un simbolo, segno dell’appartenenza unica a Dio, spiega anticipando i dubbi l’abbadessa, suor Maria Manuela Cavrini. Una monaca strana, che si adopera per intrecciare rosari in corda, per accogliere pellegrini, ma non rinuncia alla passione sua grande, quella per la letteratura. Si è laureata in lettere a Bologna, con il maestro Ezio Raimondi, sull’Infinito di Leopardi. Si direbbe una scelta facile. Non è così, se l’analisi del testo porta a dissertare su quel’ ”s’annega” finale, che può nascondere anche un “si nega” di affascinante significato. Ma Manuela — vuole che la si chiami così, e si schermisce spesso nel rispondere alla curiosità — non è una filologa col paraocchi. La poesia la aiuta a penetrare il mistero, i poeti — spiega — sono come i santi, i profeti, avvicinano a Dio. Anche quelli non religiosi, esprimono il desiderio insopprimibile dell’uomo, che è sempre anelito a Dio. E il desiderio, come vuole l’etimologia, viene e porta alle stelle: così Manuela ha scritto un libro delizioso, un cammino spirituale tra i versi della letteratura, intessendo un dialogo ideale tra una ragazza e una stella. La stella di Myriam. Un romanzo del cuore pubblicato da Itaca libri (Castel Bolognese, 2018, pagine 176, euro 13), è una ricerca inesauribile delle ragioni della fede, scrive Dacia Maraini nella prefazione. Un sodalizio insospettabile, tra la claustrale e la scrittrice di fama. Nato sull’ammirazione di entrambe per Chiara d’Assisi. Rebora e Montale, Quasimodo e Giovanni Paolo, Alda Merini: tanti compagni di strada, “scribi del mistero”, li definiva padre Turoldo. L’ultima tappa la firma Pavel Florenskji: «Quando avete un peso sull’animo, guardate le stelle e l’azzurro del cielo». Sembra facile autoconsolazione, se si dimentica che il monaco ortodosso scriveva nel gelo del gulag sovietico, in attesa della sua esecuzione. «Nada te turbe», l’incipit della celebre preghiera in versi attribuita a Santa Teresa d’Avila è prerogativa della santità e della scelta di vita monacale: almeno come tensione, perché si può essere individualisti e in guerra anche in convento. «Le grate non proteggono dall’autoaffermazione, anche nelle piccole cose. Perfino la preghiera può mettere al centro se stessi e non Dio». Chiedere per sé è dunque sbagliato? «Chi chiede mostra un bisogno, si mette nella condizione del povero. C’è una preghiera che è pretesa, che segue l’affermazione della propria presunta fede». Sa bene che è radicato il pensiero dell’inutilità di una vita “chiusa” al mondo, o almeno l’incomprensione di una femminilità nascosta da un velo e dalle grate. «Noi siamo qui per tutti, il genio femminile è l’accoglienza, e l’accoglienza è innanzitutto spirituale. Io sono entrata in monastero non per chiudermi né per perdere qualcosa. Dio è venuto per aiutarci a vivere in modo divino la nostra umanità, tutta intera». La Chiesa dà abbastanza ascolto alla sensibilità e alle prerogative donate alla donna?». Lo Spirito santo va oltre la psicologia e unisce uomini e donne, senza dar adito a rivendicazioni o pretese. L’accoglienza non è dell’uomo o della donna. È prima di tutto di Dio, Lui accoglie noi, e noi possiamo accogliere Lui, e in Lui accoglierci gli uni gli altri. Sembra tutto semplice, sereno, per questa sorella che muove il velo dell’abito con la stessa ariosa libertà con cui parla di Leopardi e di Dio. Almeno il male, anche quello della Chiesa, non le suscita scandalo, dolore?. È più grande lo scandalo del bene. «Qui in convento abbiamo tre sorelle quasi centenarie. Una si sta spegnendo un po’ alla volta. Non riesce a mangiare, dorme, sempre. Ieri ho provato a portarle l’Eucarestia, e lei ha aperto gli occhi: “Quante grazie” ha sussurrato. E poi: “Vergine bella”. Questa è la vera sapienza, alla fine di una vita. Lui ha già vinto».

di Monica Mondo

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20 luglio 2019

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