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La spina di Paolo

· Sintomi e diagnosi nelle malattie dei santi ·

«L’atteggiamento cristiano di fronte al Male si presta a temibili equivoci. Una errata interpretazione della rassegnazione cristiana è la fonte prima delle antipatie che fanno odiare il Vangelo da parte di una gran numero di Gentili. Lottare contro il Male che ci minaccia (anche se è solo fisico), ecco indubbiamente il primo gesto del Padre».

Così si esprimeva il teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) nell’esortare ad accogliere la volontà di Dio anche e soprattutto quando la si comprende poco e può generare sofferenza. Ed è da questo vibrante invito che muove il libro di Salvino Leone, Le malattie dei santi. Sintomi e diagnosi dall’apostolo Paolo ai nostri giorni (Bologna, Edb, 2015, pagine 212, euro 21) che, nella prima parte, studia le patologie di san Paolo, san Francesco, san Giovanni di Dio, san Camillo de Lellis, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, santa Teresa di Lisieux, san Giovanni Calabria e del beato cardinale Henry Newman.

Nella seconda parte vengono riportate alcune brevi “patografie”, ovvero la descrizione o l’identificazione della patologia di un personaggio storico fatta sulla documentazione in nostro possesso o su eventuali riscontri autoptici. Si tratta dei profili biografici di oltre cinquanta fra santi, beati o venerabili, per i quali sono documentate una o più patologie che possono aver avuto un ruolo nella loro vita.

L’interesse del libro risiede soprattutto nelle domande cui, per ovvie ragioni logistiche, non è possibile dare una risposta certa. Ne derivano, di conseguenza, chiaroscuri e zone d’ombra che conferiscono alla trattazione un’accattivante suggestione. Ci si chiede, per esempio, se san Paolo abbia sperimentato una malattia di una certa gravità. Un interrogativo che ha interpellato e sfidato numerosi esegeti del passato.

In questo contesto spicca quella “spina nella carne” del santo di cui si parla nella seconda Lettera ai Corinzi. «Per questo — si legge nel passo in questione — affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi». Intorno a questa spina è fiorita una ridda di ipotesi: si trattava di epilessia o di un serio problema agli occhi? E c’è chi ha suggerito l’eventualità di ricorrenti febbri malariche.

Stesso scenario per san Giovanni di Dio, fondatore dei fatebenefratelli. Si dice che soffrisse di una grave malattia mentale, tanto da dover essere chiuso in manicomio. Sulla pazzia del santo — presunta e vera — medici, psichiatri e agiografi hanno versato fiumi di inchiostro, ricorda l’autore sottolineando al contempo che mai si è giunti a una soluzione definitiva. Ma quando il “loco” verrà ricoverato in ospedale, la sua vita cambia e la sua missione comincia: una missione che saprà dare frutti copiosi. Infatti in quella struttura conoscerà tanti malati, le misere condizioni di vita cui sono costretti e le angherie cui sono sottoposti. È proprio in quel momento che nasce in lui un proposito, o meglio un doppio proposito: assistere i malati e avere strutture dove farlo in modo profondamente umano. Ecco allora fondersi, in esemplare sintesi, medicina ed etica.

di Gabriele Nicolò

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06 dicembre 2019

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