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La speranza nasce a Lampedusa

· Una giovane migrante nigeriana dà alla luce una bimba ·

A Lampedusa non si erano mai visti tanti migranti su un solo barcone: ben 760, stipati su un peschereccio arrugginito, partito dal porto libico di Zwara. E potevano essere di più: gli stessi immigrati, infatti, hanno spiegato che altri 250, in procinto di partire, sono stati lasciati a terra perchè a bordo non c’era più spazio. Per il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, la carretta giunta nell’isola è il segnale che «la ritorsione di Gheddafi» è cominciata. Tra i migranti, quasi tutti provenienti dall’Africa subsahariana, ci sono anche 17 bambini e 62 donne, alcune delle quali in stato di gravidanza avanzato. Una di loro, tre ore dopo lo sbarco ha dato alla luce una bambina nel poliambulatorio dell’isola ed è poi stata trasferita in elisoccorso all’ospedale Vincenzo Cervello di Palermo, dove il 26 marzo scorso era stata ricoverata un’altra migrante che durante la traversata aveva partorito un figlio. Ieri è toccato a una nigeriana di 23 anni, Viviane Akhamien, che deciso di chiamare la figlia Gifti, come un «regalo» della buona sorte che ha assistito la bimba. Le persone sbarcate sono malconce ma vive e sono arrivate da Ghana, Nigeria, Sudan, Ciad, Congo, ma anche da Egitto, Algeria, Bangladesh, Pakistan e 2 persino dalla Libia.

A Lampedusa la macchina dei trasferimenti approntata dal Governo italiano non si è lasciata cogliere di sorpresa: la nave «Flaminia», in rada nelle acque dell’isola, è attraccata al molo di Cala Pisana ha preso a bordo mille migranti, compresi i 760 giunti ieri, ed è salpata nella notte in direzione dei centri di accoglienza allestite nel Paese. L’isola si è dunque svuotata ancora una volta ma la Flaminia sarà rimpiazzata da un’altra nave che dovrebbe giungere oggi per affrontare le eventuali emergenze, ormai facilmente prevedibili. Destinazione diversa per altri 50 tunisini sbarcati ieri: saranno rimpatriati, così come i 36 loro connazionali abbandonati nella notte vicino la costa di Pantelleria dagli scafisti.

Le sorprese di ieri non sono stati gli arrivi — per quelli basta dare un’occhiata alle condizioni del mare che quando è piatto permette l’arrivo di barconi — piuttosto il numero dei migranti ammassati sulle carretta giunta dalla Libia. Neanche gli occhi esperti degli uomini della Capitaneria di porto, che avevano raggiunto al largo di Lampedusa il barcone di 25 metri, pensavano che a bordo potessero esserci così tante persone.

Intanto, sono 10.000 i rifugiati libici arrivati in Tunisia negli ultimi dieci giorni. Lo ha riferito l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che ha raccolto le testimonianze delle persone fuggite dalla regione delle Montagne occidentali — da oltre un mese sotto assedio delle forze governative — attraverso la frontiera di Dehiba, nella Tunisia meridionale. Nella zona le autorità locali insieme alla Mezzaluna Rossa degli Emirati Arabi Uniti e all’Unhcr stanno lavorando per offrire assistenza ai rifugiati. Tre granate, sparate dal territorio della Libia, sono cadute, lunedì in Tunisia. Ne dà notizia oggi il ministero della Difesa, citato dalla Tap. Gli obici sono caduti a poche centinaia di metri dal posto di frontiera di Lamlas, nel governatorato di Tataouine. Un quarto proiettile è caduto, a distanza di qualche ora, a circa mezzo chilometro dalla linea di confine. Tutti e quattro gli obici sono esplosi in zone desertiche e non hanno causato danni.

La crisi migratoria attuale «conferma la necessità di incrementare la solidarietà» tra i Paesi europei al fine di avere «una migliore condivisione delle responsabilità». Ad ammetterlo è un passaggio della bozza di comunicazione che il commissario per gli Affari interni dell’Ue, Cecilia Malmstrőm, ha preparato per Parlamento e Consiglio europeo.

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25 agosto 2019

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