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Pedro Sánchez alla Moncloa

· Il leader socialista giura come presidente dell’esecutivo ·

Il leader socialista spagnolo Pedro Sánchez ha prestato giuramento questa mattina come nuovo presidente del governo. La cerimonia si è svolta al Palazzo Zarzuela, all’indomani del voto di sfiducia al predecessore Mariano Rajoy, guida dei popolari. Sánchez, 46 anni, è il settimo presidente del governo spagnolo dopo il ritorno alla democrazia. Subito dopo il giuramento, Sánchez si è recato alla Moncloa, sede del governo, per lavorare al nuovo esecutivo.
Uscendo ieri dal parlamento, il segretario del Partido socialista obrero español (Psoe) ha detto ai cronisti che guiderà il paese cercando «il consenso» e con «molta umiltà». Ha poi aggiunto che lavorerà con «volontà, impegno e determinazione per trasformare e modernizzare» il paese e per fare fronte alle «urgenze sociali».
Un’apertura al dialogo è giunta da Podemos, che ha sostenuto Sánchez nel voto di sfiducia a Rajoy. «Oggi è un grande giorno, siamo molto orgogliosi di aver mandato il Partito popolare all’opposizione dove deve restare» ha dichiarato ieri Pablo Iglesias, leader di Podemos, che dopo il voto ha abbracciato Sánchez in aula. «Ora è il momento della responsabilità, spero che Sánchez sia capace di formare un governo forte e stabile, spero che non pretenda di governare da solo» ha spiegato Iglesias, il cui partito controlla 67 seggi in parlamento e quindi potrebbe essere un alleato importante per i socialisti, che invece occupano 84 seggi. «Mi rimetto alle decisioni del nuovo presidente» ha aggiunto Iglesias, confermando che nei prossimi giorni avrà un colloquio con Sánchez. Nonostante l’asse tra Podemos e Psoe, le incognite sono molte. L’agenda del nuovo governo è tutta da definire. Così come la composizione del nuovo governo e la maggioranza sulla quale potrà fare affidamento. Anche con il sostegno di Podemos, Sánchez non ha solidi margini di governabilità e quindi deve affidarsi al Partito nazionale basco e a quelli catalani, che lo hanno sostenuto nella sfiducia a Rajoy ma solo al prezzo di alcune importanti promesse sul bilancio (ai baschi) e sul dialogo (ai catalani). Secondo la maggioranza dei commentatori, il rischio è che si crei una maggioranza troppo eterogenea e conflittuale.

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25 maggio 2019

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