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La spada
e il pastorale

· Cola di Rienzo interprete della Monarchia di Dante ·

Tra le varie iniziative promosse per celebrare i 750 anni della nascita di Dante spicca quella intrapresa dalla Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica di dare alle stampe, nella collana «Littera antiqua», la prima edizione critica del commento alla Monarchia di Dante (In Monarchiam Dantis Commentarium) di Cola di Rienzo, a cura di Paolo d'Alessandro e con una premessa del cardinal Gianfranco Ravasi (Città del Vaticano, 2015, pagine XII-206, euro 25). 

Federico Faruffini, «Cola di Rienzo contempla le rovine di Roma», 1855

Già nel 2004 d'Alessandro, in collaborazione con Francesco Furlan, si era cimentato con questo testo, notevole per essere il primo commento alla Monarchia e il primo di ispirazione "ghibellina", ripubblicandolo sulla base dell'editio princeps, “frettolosa e imprecisa”, di Pier Giorgio Ricci (1965), ma migliorata qua e là congetturalmente e fornita della prima traduzione italiana. Negli anni successivi né l'edizione “assai selettiva” di Prue Shaw (2006), né quella con traduzione di Diego Ellero (2013), anch'essa dipendente da Ricci, avevano fatto segnare significativi progressi. Si trattava dunque di risolvere una buona volta il problema alla radice, cioè di procedere a una nuova collazione degli unici due manoscritti della Monarchia che tramandano il Commento, l'uno, il più antico (sec. xiv-xv), conservato nell'Archivio di Stato della sperduta cittadina di Zojmo in Moravia, l'altro, di qualche decennio più recente, nella Biblioteca Nazionale di Budapest. Testimonianza dell'accurata revisione della tradizione manoscritta e dell'approfondito scandaglio del Commento operati da d'Alessandro sono da un lato la densa «Introduzione», dall'altro un testo filologicamente affidabile con traduzione a fronte, corredato da un doppio apparato critico e delle fonti e da «Note» che affrontano e persuasivamente risolvono i numerosi problemi di tradizione e di esegesi che il non facile testo pone. In qualche caso l'editore ha avuto la soddisfazione di vedere confermate dalla lezione dei codici sue precedenti congetture (p. es. Il 5, 7 Iudaei per Iudices di Ricci, privo di senso). Grazie al lavoro di d'Alessandro dunque possiamo ora avere un'idea più puntuale e completa della cultura e del pensiero politico di Cola, che, benché sostanzialmente autodidatta, si nutrì di vaste letture classiche e cristiane ed ebbe una conoscenza non superficiale delle Sacre Scritture.

Il volume si apre con una «Premessa» del cardinal Ravasi, che con pochi, sapienti tratti ne illustra il valore e l'importanza, ed è arricchito, oltre che da copiosi indici finali (dei nomi, dei passi citati e dei manoscritti), dalle riproduzioni di alcuni fogli dei due manoscritti della Monarchia che tramandano il Commento, nonché da alcune suggestive immagini (firmate da Arianna Nota) della Roma in cui vide la luce Cola e dove passò la meteora della sua visionaria azione politica.

di Piergiorgio Parroni

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20 agosto 2019

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