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La madre e il soldato dal Seicento a oggi

· ​In mostra al castello di Chantilly "La strage degli innocenti" di Nicolas Poussin ·

«La Strage degli innocenti» di Nicolas Poussin costituisce il fulcro di una mostra allestita, fino al 7 gennaio 2018, nella preziose stanze del castello di Chantilly. Realizzata a Roma tra il 1627 e il 1629, l’opera è entrata a far parte dei possedimenti del castello di Chantilly ed è custodita nel museo Condé. La tela mostra significative affinità con un’altra omonima tela eseguita da Guido Reni qualche anno prima, precisamente nel 1611: anche questo dipinto rappresenta un pezzo forte dell’esposizione (intitolata non a caso come i due capolavori) che muove dal racconto di Matteo sulla strage degli innocenti in Betlemme (2,1-18). Da tale racconto è derivata una lunga fortuna figurativa che ha attraversato la cultura artistica di tutta Europa, dal medioevo alla fine del Novecento. 

Nicolas Poussin, «La strage degli innocenti» (1627-1629)

Dopo diversi tentativi falliti, Poussin riuscì a stabilirsi a Roma nel 1624, dove poco dopo si assicurò il favore della committenza più illustre e influente, potendo infatti contare sull’appoggio dei cardinali Giulio Sacchetti e Francesco Barberini, quest’ultimo nipote di Papa Urbano viii, e del suo segretario, il collezionista Cassiano dal Pozzo. È nell’inventario del 1628 stilato dal marchese Vincenzo Giustiniani che la Strage degli innocenti comparve registrato per la prima volta. Fino al 1804 la tela risultava ancora di appartenenza della collezione Giustiniani; in seguito venne acquistata da Luciano Bonaparte che a sua volta la vendette a Maria Luisa di Borbone, che la collocò nella sua residenza romana. Nel 1854 il dipinto passò al duce d’Aumale, che la portò in Francia.
Nel padiglione denominato du Jeu de Paume il dipinto di Poussin viene messo a confronto con una versione antecedente dello stesso tema, proveniente dal museo parigino del Petit-Palais, la cui paternità è ancora oggi dibattuta (non si è certi se la mano sia quella dello stesso Poussin), e con un disegno preparatorio dell’artista, prestito del museo des Beaux-Arts di Lille. La drammatica pagina del Nuovo Testamento assume nell’opera di Poussin i tratti di una tragedia classica: l’evento viene trasposto dalla Palestina all’antica Roma.
L’artista francese concentra l’attenzione sull’uccisione di un neonato da parte di un soldato, il quale si getta sul corpo del piccolo brandendo la spada e ignorando lo strazio della madre che cerca disperatamente di ostacolarlo. Alle spalle di questa scena sono raffigurate quattro figure femminili, tre delle quali portano fra le braccia i propri figli uccisi. Una di queste donne — posta prospetticamente nello spazio tra le gambe del soldato — viene mostrata mentre guarda attonita l’infanticidio. La composizione è impostata su una severa simmetria che detta i ritmi dei personaggi e degli oggetti: in questo scenario il racconto biblico si fonde con il gusto prettamente classicistico per la costruzione architettonica, secondo il rigore di quell’esprit géométrique tanto caro a Poussin.
La mostra, che conta più di cinquanta opere, è impreziosita da tele di altri sommi artisti, da Picasso, con il quadro Charnel House, a Bacon, con il dipinto Head ii. C’è poi il contributo di Annette Messager, artista visuale: ne Le Massacre d’après Poussin la scritta “Innocenti” è affidata a fili di ferro, corde e vernice acrilica. Sono quindi esposte le opere di Buraglio, Lupertz, Zonder, Corpet i quali, secondo i rispettivi codici linguistici e artistici, riprendono l’opera di Poussin, a testimonianza della straordinaria fecondità del suo intramontabile capolavoro.

di Luisa Nieddu

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