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La sorpresa dell’«Osservatore»

· Anche la stampa fu colta impreparata ·

Neanche il giornale del Papa e della Santa Sede diede particolare risalto all’annuncio del Concilio. Lo sottolinea Raniero La Valle, ricordando che la decisione di Giovanni XXIII si inserì nel contesto storico di una Chiesa chiamata ad «affrontare il mondo che cambiava» ma incapace di «capire le novità che stavano arrivando».

La prima pagina de «L’Osservatore Romano» all’indomani dell’annuncio del Concilio

E più che di semplici novità, La Valle parla di una vera e propria «rivoluzione», della quale all’inizio quasi nessuno colse la portata storica. Non la colsero i cardinali presenti, che alle parole del Papa «restarono in un silenzio tombale». E non la colse la grande stampa, compreso «L’Osservatore Romano», che «apparentemente non se ne accorse», tanto da non citare la parola «Concilio» in nessuno dei titoli della prima pagina di quel giorno, limitandosi a parlare di «grandi avvenimenti per la vita della Chiesa».

«La stampa non capì, ma non poteva capire» commenta La Valle, osservando che «la rivoluzione la vivono i popoli e la raccontano poi gli storici». Ecco perché «i giornalisti non capirono», tanto più che «non era stato neanche chiuso formalmente il Concilio Vaticano I, che era finito un secolo prima, quando i bersaglieri erano entrati a Porta Pia». Quel Concilio, ricorda, «aveva proclamato l’infallibilità pontificia e allora si credeva che, fatto questo, il Papa da solo risolvesse tutte le cose e che un Concilio non ci sarebbe mai più stato»

Dunque, ribadisce La Valle, un avvenimento del genere «non era immaginabile, non era neanche teologicamente immaginabile secondo la dottrina romana». Ma «se non arrivava il Concilio a rimettere tutto in discussione, la stessa immagine predicata di Dio non aveva senso». Ecco perché con quell’annuncio Giovanni XXIII poneva le fondamenta della «grande rivoluzione della Chiesa che è arrivata fino a Papa Francesco».

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16 settembre 2019

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