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La Somalia affamata deve attendere ancora

· Rinviato il ponte aereo con Mogadiscio ·

Si sta tenendo oggi a Nairobi, in Kenya, una conferenza dei donatori per reperire i fondi necessari a fronteggiare l’emergenza provocata dalla siccità in vaste regioni del Corno d’Africa, dove oltre dodici milioni di persone sono in pericolo di morte per fame. Tuttavia, per quanto riguarda il contesto più drammatico, quello della Somalia, la comunità internazionale non riesce ancora a rimuovere gli ostacoli alla propria azione. Ieri è stato rinviato l’avvio del ponte aereo di aiuti alimentari per Mogadiscio annunciato dal Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite. Un primo aereo dell’agenzia dell’Onu, con 14 tonnellate di viveri ad alto valore nutrizionale, sarebbe dovuto partire proprio da Nairobi, ma il volo è stato rinviato per non meglio precisati problemi di dogana e il portavoce del Pam, David Orr, si è limitato a esprimere la speranza che possa decollare oggi. Altri aerei dovrebbero partire successivamente, sempre per Mogadiscio, ma anche per Dolo, in Etiopia, e Wajir, in Kenya, vicine ai campi profughi nei quali continuano ad affluire ogni giorno migliaia di somali in fuga. Il flusso di sfollati sta diventando imponente anche a Mogadiscio, dove secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati negli ultimi due mesi sono arrivate oltre centomila persone.

Al di là dell’annuncio del Pam, consistenza e modalità esatte del ponte aereo sono ancora da precisare. Le derrate alimentari ferme in Kenya, dovrebbero essere depositate sulle piste dell’aeroporto di Mogadiscio e prese in consegna dagli uomini del Governo somalo. Questo è però in grado di operare solo in una parte minima del Paese, mentre vaste regioni, soprattutto al sud, dove più dure sono le conseguenze della carestia, sono controllate dalle milizie radicali islamiche di al Shabaab, che impediscono l’azione dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie.

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