Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La sollecitudine
per l’unità della Chiesa

· Papa Francesco alle esequie del cardinale William Joseph Levada ·

All’altare della Cattedra della basilica Vaticana si sono svolte, nella mattina di venerdì 27 settembre, le esequie del cardinale William Joseph Levada, morto nella notte tra il 25 e il 26 settembre. Al termine Papa Francesco ha presieduto il rito dell’«ultima commendatio» e della «valedictio». La messa è stata celebrata dal cardinale Tarcisio Bertone, dell’ordine dei vescovi (pubblichiamo di seguito il testo della sua omelia). Hanno concelebrato quattordici porporati, cinque presuli — tra i quali l’arcivescovo Jan Romeo Pawlowski, delegato per le Rappresentanze pontificie — e ventisei tra prelati e sacerdoti. Con i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e monsignor Joseph Murphy, capo del Protocollo. Al rito, diretto dai cerimonieri pontifici, ha assistito il porporato Giovanni Lajolo. Tra i presenti, alcuni ecclesiastici, religiosi e le suore che hanno assistito il cardinale. Alla messa ha partecipato anche l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia.

Mi è stato presentato tempo fa un orologio molto particolare: le cifre delle ore, dall’ora prima fino alla dodicesima, erano state sostituite dalle singole lettere che formano insieme le parole latine: “Vado ad Patrem”. Il percorso del tempo misurato dall’orologio è così interpretato come cammino verso il Padre; la nostra vita temporale appare come un pellegrinaggio verso la casa del Padre. Traspare qui la verità indicata da San Paolo: «La nostra patria è nei cieli» (Fil 3,20).

Il messaggio di questo orologio secondo il quale ogni ora è un passo del cammino verso il Padre, offre la chiave per comprendere il movente più profondo della vita e della morte del nostro compianto cardinale William Joseph Levada.

Nato a Long Beach, nell’arcidiocesi di Los Angeles, il 15 giugno 1936, ha cercato passo passo la sua vera vocazione cioè la volontà di Dio per la sua vita. Presto è entrato nel seminario locale, poi si è trasferito a Roma al Collegio americano per compiere gli studi di Teologia fino al dottorato nella Pontificia università Gregoriana.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha lavorato in parrocchia e come insegnante alle scuole superiori. Ma nel 1976 è tornato a Roma come collaboratore della Congregazione per la dottrina della fede per ben sei anni; questa esperienza lo ha preparato a un qualificato servizio per la Conferenza dei vescovi cattolici della California fino a essere nominato arcivescovo di Portland, Oregon, nel 1986, dedicandosi particolarmente alla promozione delle vocazioni sacerdotali e alla formazione dei seminaristi.

Dal 1986 al 1993 è stato l’unico vescovo statunitense membro della Commissione pontificia per la redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. È autore del glossario, pubblicato nella seconda edizione in lingua inglese del Catechismo.

Nel 1995 è stato nominato arcivescovo di San Francisco svolgendo una intensa attività nell’animazione della Chiesa negli Stati Uniti con spirito sinodale, nella promozione del dialogo anglicano-cattolico e nel consolidamento della dottrina della fede. Per tali apprezzati impegni è stato nominato nel 2000 membro della Congregazione per la dottrina della fede e nel 2003 presidente della Commissione dottrinale della Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti.

Il suo collegamento con la Congregazione per la dottrina della fede si è sempre più rafforzato tanto che nel febbraio del 1999, l’allora prefetto cardinale Ratzinger, ha deciso di convocare a San Francisco le Commissioni dottrinali dei vescovi degli Stati Uniti, del Canada, della Nuova Zelanda e dell’Australia. Egli ci ha accolti molto cordialmente e ha reso efficace l’intenso lavoro di dibattito e di confronto che ha portato frutti nelle conclusioni pubblicate al termine dell’incontro. Si spiega anche, in ragione di questa costante collaborazione e vicinanza, la nomina di monsignor Levada a prefetto della Congregazione come successore del cardinale Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI.

Monsignor Levada è stato il primo cardinale creato da Benedetto XVI nel 2006. La sua attività in perfetta continuità e sintonia con Papa Benedetto XVI, di cui è stato fino all’ultimo fervido ammiratore, si manifesta nei diversi ambiti in cui ha lasciato la sua impronta: nella normativa per contrastare ma anche denunciare i reati sessuali e di pedofilia perpetrati dal Clero (De gravioribus delictis, 2010); nella determinazione delle condizioni per l’accoglienza dei ministri e fedeli anglicani nella piena comunione della Chiesa cattolica (costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, 2009) e nei documenti dottrinali, tra i quali eccelle l’istruzione Dignitas personae: su alcune questioni di bioetica (2008). «Con essa — ha affermato il cardinale — si è cercato di illuminare le coscienze di tutti, credenti e uomini alla ricerca della verità, affinché il progresso delle scienze biomediche, che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, sia veramente rispettoso di ogni persona e della dignità della procreazione umana».

È interessante, tra altri suoi interventi, una citazione che apre orizzonti verso quella che poi è diventata un leitmotiv dell’indirizzo della Chiesa con Papa Francesco: «La bellezza della creazione per una nuova apologetica. Dobbiamo porre più attenzione al mistero e alla bellezza dell’adorazione cattolica, di una visione sacramentale del mondo che ci porta a riconoscere e a valorizzare la bellezza della creazione come presagio dei cieli nuovi e della terra nuova. L’urgenza di una nuova apologetica per la Chiesa nel 21° secolo è intimamente legata alla chiamata a una nuova evangelizzazione. Le questioni di spirito e fede impegnano tutte le grandi tradizioni religiose e devono essere affrontate con apertura al dialogo interreligioso. Se la libertà è volta a rafforzare l’individualismo di una cultura egoista, non realizzerà mai il potenziale offerto da Colui che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Una nuova apologetica per il nuovo millennio dovrebbe concentrarsi sulla bellezza della creazione di Dio».

Il messaggio della Parola di Dio

Nella parola che oggi Dio ci ha rivolto per aiutarci a comprendere il mistero della morte improvvisa e inaspettata del cardinale Levada, siamo invitati a credere. Sì, credere che se siamo morti con Cristo, viviamo sempre con Lui. Dinanzi al corpo esanime del nostro fratello cardinale, ci è chiesto di fare ancora una volta e in modo più consapevole, il nostro atto di fede nella vita eterna, nella vita senza fine; siamo invitati a credere che la morte non è l’ultima parola ma la penultima, perché l’ultima è risurrezione e vita eterna. Con Paolo VI, modello e guida della contemplazione del mistero della morte possiamo ripetere: «Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara; e perciò con umile e sincera fiducia. Avverto la verità che per me si è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero, e benedico il Vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce».

Anche il cardinale Levada, secondo la testimonianza dei suoi collaboratori, specialmente in questi ultimi tratti della sua vita, rifletteva più frequentemente sul mistero della morte alla luce della fede.

«Siate pronti!» (Lc 12,40), ci ha esortato Gesù nel Vangelo, sì, bisogna stare sempre pronti perché l’ora arriva improvvisa, senza preavviso, proprio come è successo al cardinale Levada. E questo da una parte ci sconvolge perché ci accorgiamo di non essere i padroni della nostra vita, dall’altra deve aprirci il cuore alla speranza e alla gioia perché l’ora di cui parla Gesù non è un’ora buia e senza prospettiva, ma è l’ora dell’incontro con lo Sposo e l’ora della gioia, perché incontrare lo Sposo è entrare nella sua gioia, nella luce senza tramonto. E di là, ci dà il suo ultimo insegnamento: «Siate pronti».

Mi sembra da non sottacere un altro pensiero che è stato recentemente raccolto: il cardinale metteva in evidenza l’importanza dell’unità della Chiesa. Le forze centrifughe sono sempre all’opera, vi è quindi la necessità universale di mantenere e celebrare l’unità della Chiesa cattolica.

Cara Eminenza, ti diciamo grazie e ti accompagniamo con l’affetto e la preghiera fino al giorno in cui, tutti insieme, vedremo il volto del Padre. Amen.

di Tarcisio Bertone

Un servizio generoso

Il cardinale statunitense William Joseph Levada, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, e presidente emerito della Pontificia commissione Biblica, della Commissione Teologica internazionale e della Pontificia commissione «Ecclesia Dei», è morto nella notte tra il 25 e il 26 settembre a Roma, all’età di 83 anni. Diretto successore di Joseph Ratzinger alla guida dell’ex Sant’Uffizio, era nato a Long Beach, nell’arcidiocesi di Los Angeles, il 15 giugno 1936. Ordinato sacerdote il 20 dicembre 1961, da Giovanni Paolo II era stato eletto alla Chiesa titolare di Capri e nel contempo nominato vescovo ausiliare di Los Angeles il 25 marzo 1983. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 12 maggio ed era stato promosso alla Sede arcivescovile di Portland in Oregon il 1° luglio 1986. Nominato coadiutore di San Francisco il 17 agosto 1995, era succeduto per coadiuzione il 27 dicembre dello stesso anno. Il 13 maggio 2005 aveva rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi perché chiamato in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, divenendo per statuto anche presidente delle Commissioni Biblica e Teologica internazionale. Nel Concistoro del 24 marzo 2006, era stato creato cardinale diacono di Santa Maria in Domnica, e l’8 luglio 2009 era stato nominato anche presidente dell’Ecclesia Dei. Il 2 luglio 2012 aveva rinunciato agli incarichi di Prefetto della Congregazione e di presidente delle tre Commissioni, e nel 2016 la sua diaconia era stata elevata “pro hac vice” a Titolo presbiterale.

Californiano di quarta generazione, William Joseph Levada era nato a Long Beach, in arcidiocesi di Los Angeles, il 15 giugno 1936. Eccetto un intervallo di tre anni, quando la sua famiglia si trasferì in Texas, aveva frequentato le scuole elementari e medie superiori nella città natale, per poi entrare nel seminario dell’arcidiocesi. Come seminarista, nel 1958, era stato inviato a Roma, presso il Pontificio collegio Americano del Nord, per gli studi di teologia alla Pontificia università Gregoriana, conclusi con la laurea in Teologia dogmatica magna cum laude.

Dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1961 dall’arcivescovo Martin John O’Connor nella basilica di San Pietro, per cinque anni aveva svolto attività parrocchiale a Los Angeles, operando anche come primo direttore dell’Educazione permanente per il clero e insegnando teologia presso il Saint John’s Seminary - School of Theology.

Nel 1976 era stato chiamato al servizio della Santa Sede come officiale della Congregazione per la dottrina della fede, e durante i sei anni in cui aveva ricoperto questo incarico aveva anche insegnato Teologia alla Gregoriana.

Nel 1982, era tornato negli Stati Uniti come direttore esecutivo della Conferenza episcopale della California (con sede a Sacramento). L’anno dopo Giovanni Paolo II, assegnandogli la Chiesa titolare di Capri, lo aveva nominato vescovo ausiliare di Los Angeles. Due mesi dopo aveva ricevuto l’ordinazione episcopale dal cardinale Timothy Manning.

Vicario episcopale della contea di Santa Barbara e poi cancelliere e moderatore della Curia, nel 1986 era stato promosso arcivescovo di Portland, nello Stato dell’Oregon. Vi aveva fatto ingresso come ottavo pastore il 21 settembre, dedicandosi nei nove anni di ministero alle vocazioni sacerdotali e al rilancio del seminario presso Mount Angel, dove aveva insegnato Ecclesiologia.

Nominato arcivescovo coadiutore di San Francisco nel 1995, vi si era insediato il 24 ottobre di quell’anno e il 27 dicembre era succeduto all’arcivescovo John Quinn.

Attivo in numerosi comitati della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e presso i consigli amministrativi della Catholic University of America, del National Shrine of the Immaculate Conception e del National Catholic Bioethics Center, dal 1986 al 1993 era stato l’unico presule statunitense nel Comitato editoriale della Commissione per il Catechismo della Chiesa cattolica. È l’autore del Glossario pubblicato nella seconda edizione in lingua inglese del Catechismo.

Nel 1997, aveva partecipato all’Assemblea speciale per l’America del Sinodo dei Vescovi e in seguito era stato nominato membro del Consiglio post-sinodale. Dal luglio 1999 al maggio 2000 aveva svolto compiti istituzionali, tra cui quello di amministratore apostolico della diocesi di Santa Rosa. Nel corso dell’anno del Grande Giubileo indetto da Papa Wojtyła, era stato nominato vescovo co-presidente del Dialogo anglicani-cattolici degli Stati Uniti d’America (Arc-Usa) e nel mese di novembre era stato annoverato tra i membri della Congregazione per la dottrina della fede.

Nel 2003 aveva organizzato la celebrazione dei 150 anni dell’arcidiocesi di San Francisco, culminata con la messa giubilare del 27 giugno presso la Saint Mary’s Cathedral. Nel novembre dello stesso anno aveva iniziato, in seno alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, il triennio di presidenza del Comitato sulla dottrina. Era stato anche Gran priore della Luogotenenza nord-occidentale statunitense dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e cappellano conventuale dell’Associazione occidentale (Usa) del Sovrano militare ordine di Malta.

Membro della delegazione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti presso la Commissione mista per la Carta e le norme essenziali per la tutela dei bambini e dei giovani, e dell’unità operativa per i cattolici nella vita politica, nel 2005 era stato nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, succedendo nell’incarico al cardinale Ratzinger — che lo aveva ricoperto per ben ventiquattro anni — e divenendo, per statuto, anche presidente della Pontificia commissione Biblica e della Commissione Teologica internazionale. Nel 2009 sarebbe poi stato chiamato anche a presiedere la Pontificia commissione «Ecclesia Dei», istituita da Giovanni Paolo IInel 1988 — dopo l’atto scismatico compiuto da monsignor Lefebvre con la consacrazione episcopale senza mandato pontificio di quattro preti a Ecône in Svizzera — allo scopo di collaborare con vescovi e dicasteri della Curia romana per facilitare la piena comunione ecclesiale con quanti erano legati alla Fraternità sacerdotale San Pio X ma erano desiderosi di rimanere uniti al successore di Pietro nella Chiesa cattolica, pur conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche.

Da Benedetto XVI nel Concistoro del 24 marzo 2006 era stato creato cardinale diacono di Santa Maria in Domnica. Nel maggio 2007 aveva partecipato alla quinta Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi come membro designato dal Pontefice ed era stato poi presidente delegato della dodicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2008.

Durante gli anni trascorsi alla guida della Congregazione aveva promosso e accompagnato il processo di riforma del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, promulgato nel 2001 da Giovanni Paolo II e concernente le «norme sui delitti più gravi» riservati al dicastero, tra cui gli abusi sessuali su minori commessi da chierici. La nuova normativa emanata nel 2010 integrava e aggiornava le precedenti disposizioni, con l’obiettivo di sveltire e semplificare le procedure per renderle più efficaci, tenendo anche conto delle nuove problematiche emerse nel corso degli anni. In questa direzione, nel 2011 aveva sollecitato tutte le Conferenze episcopali a preparare «delle linee guida con l’intento di assistere i vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori».

Come prefetto della Congregazione aveva anche seguito l’applicazione della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus (2009), provvedendo all’erezione degli ordinariati personali di Nostra Signora di Walsingham in Inghilterra (2011), Cattedra di San Pietro negli Stati Uniti d’America (2012) e Nostra Signora della Croce del Sud in Australia (2012) per i fedeli anglicani che domandavano di essere accolti nella piena comunione con la Chiesa Cattolica.

Dopo la rinuncia all’incarico di prefetto dell’ex Sant’Uffizio e di presidente delle tre Commissioni, avvenuta nel 2012, aveva partecipato al Conclave che nel marzo 2013 ha eletto Papa Francesco e nel maggio 2015 era tra i concelebranti nella messa presieduta dal Pontefice in visita al Pontificio collegio Americano del Nord che sorge sul colle romano del Gianicolo. Infine nel 2016 la sua diaconia era stata elevata pro hac vice a Titolo presbiterale

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE