Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La solitudine dei numeri romani

· Sopravvive con difficoltà l’uso dell’antica notazione ·

Dai contratti per gli operai che fabbricavano le tegole, agli anni di vita vissuti, al peso dell’olio delle anfore spagnole rottamate sul Testaccio, senza dimenticare infine le cifre del potere imperiale (acclamazioni dell’esercito vittorioso, rinnovi del potere tribunizio, consolati), i numeri romani sono sopravvissuti attraverso i secoli nell’odierno paesaggio urbano, imparando a convivere coi segni numerici moderni e riservando a sé lo spazio della tradizione, percepibile non solo nell’epigrafia pontificia monumentale, nutritasi attraverso antiche radici e rinnovatasi nel lessico, nello stile, nei contenuti, ma anche nell’epigrafia privata, commemorativa o sepolcrale. Lo scrive Ivan Di Stefano Manzella sottolineando che ancora oggi i numeri, specie quelli ordinali, affiancano denominazioni come Ponte Umberto I, Piazza Vittorio Emanuele II; essi sono la parte più vitale della lingua latina, che andrebbe tutta riscoperta scolasticamente in quella sua derivazione chiamata “italiano” e persino in quell’idioma romanesco, sintetico, diretto, che oggi risuona sulla bocca di giovani provenienti da ogni angolo del globo in una Roma caotica e sporca come quella antica, ma pur sempre imperiale. Ne consegue che anche la “monnezza” dell’Urbs è per privilegio di nascita qualitativamente migliore di quella di New York, ma parimenti bisognosa di smaltimento condiviso, veloce e intelligente.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE