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La solidità delle strutture sanitarie
cattoliche e di ispirazione cristiana

· Un modello etico fondato sul valore incommensurabile e inviolabile di ogni vita umana ·

Nel rivolgersi al tema generale della “sanità” è più probabile che il pensiero ricada sull’incapacità delle strutture sanitarie italiane di soddisfare la “domanda di salute, di cura e assistenza” della popolazione, sulla insostenibilità economica e sul management improprio; cause evidenti di una crisi del sistema e di una logica negativa diffusa nella comunità.

L’atteggiamento critico e nichilista verso la realtà sanitaria non depone, quindi, in favore di una complessiva analisi delle origini e dei contesti in cui le strutture sanitarie, ancorché queste siano caratterizzate dalla locuzione “cattoliche” o dalle parole “di ispirazione cristiana”, si collocano né consente una valutazione positiva dal punto di vista della loro solidità, intesa come chiave interpretativa e componente di raccordo dei fattori che le caratterizzano.

L’utilizzo del termine solidità è ancorato all’idea di un terreno edificabile che necessita di caratteristiche estrinseche ed intrinseche per essere pronto alla edificazione oppure alla capacità di un colore o di una tinta di resistere all’azione dell’aria e della luce oppure alla nostra fede attraverso il paragone che ricorre più di frequente di solidità della roccia: quell’«appoggiarsi a Dio» che è sentirsi su un terreno saldo e sicuro. La solidità è quindi l’elemento cardine, ciò che denota la completa sinergia e la costante interazione tra gli elementi essenziali delineanti le strutture sanitarie cattoliche e di ispirazione cristiana: carisma fondazionale, identità e mission, sostenibilità economica.

Carisma fondazionale

Le strutture sanitarie cattoliche e di ispirazione cristiana rappresentano lo strumento attraverso il quale la comunità ecclesiale può curare e assistere gli infermi, accomunate dal “carisma” dei propri fondatori, Santi o laici, che nella loro vita hanno ricevuto la grazia dello Spirito Santo per portarsi al servizio del prossimo, come il buon Samaritano verso l’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Il carisma, nella sua etimologia generale, designa il dono, una grazia che viene data da Dio a una persona per gli altri e non per se stessa e che ciascun fondatore ha trasmesso a tutti coloro che gli erano al fianco perché questo dono fosse un continuum.

Carismi di insegnamento, di guida, di profezia, di servizio, di miracoli che rappresentano «una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1 Cor 12, 9) al servizio della Chiesa, che nonostante appaia un tema strettamente religioso, assai lontano dalla nostra realtà quotidiana, al contrario, ha giocato e gioca un ruolo importante nella società e nel mondo contemporaneo anche per lo sviluppo socioeconomico. L’alto grado di sviluppo tecnico-culturale di cui godono i Paesi occidentali ha, infatti, trovato la propria origine all’interno della società e non è esagerato affermare che dopo il crollo dell’Impero romano, con il suo alto livello di vita, fosse la fede cristiana in generale e, più in concreto, i grandi carismi religiosi a dare gli stimoli per la rinascita e per la crescita: i carismi di san Benedetto (ora et labora), dei Cistercensi (la Carta caritatis), dei Francescani e, infine dei Domenicani. È proprio il dono, dunque, ad accomunare le strutture sanitarie cattoliche e di ispirazione cristiana e ad averle istituite attraverso ciascun fondatore, santo o laico, che si è fatto prossimo per portare sollievo agli ultimi, gli ammalati. L’ispirazione cristiana che animò la duchessa Arabella De Fitz James Salviati si fece cura e assistenza per i più piccoli, fondamenta per la costruzione di un ospedale che, nel 1869, era costituito da una stanza di soli quattro letti, e poi divenne l’ospedale dei bambini di Roma. Oggi, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù è l’ospedale dei figli del mondo dopo centocinquant’anni di storia scritta da uomini che quel carisma l’hanno mantenuto vivo, non rappresentando solo il dono di coloro che erano uomini e sono divenuti Santi, ma il dono conferito dallo Spirito a ciascuno di noi che può, laddove scoperto, divenire vita al servizio del bene. San Pio da Pietrelcina fondò Casa sollievo della sofferenza con l’intento di realizzare non una semplice struttura ospedaliera, ma «una Casa, un luogo di preghiera e di scienza dove ricoverati, medici, sacerdoti sarebbero stati riserve di amore che tanto più è abbondante in uno, tanto più potrà essere comunicato agli altri», come san Pio affermava. Papa Francesco ci insegna che «i carismi sono doni per rinnovare ed edificare la Chiesa» e rappresentano il patrimonio che viene donato all’uomo per il bene di tutti; doni che necessitano di essere mantenuti vivi attraverso le nostre opere in quanto testimonianza di “chi siamo” e di “cosa intendiamo perseguire”.

Identità e mission

La fondazione Opera santi medici Cosma e Damiano - onlus, situata a Bitonto, nella città metropolitana di Bari, sin dalla sua costituzione nel 1993, si è prefissa — nel riattualizzare il carisma dei santi martiri, definiti anàrgiri in quanto espletavano l’arte medica in totale gratuità — di «organizzare la speranza» di uomini e donne, impegnandosi in un organico e complesso progetto socio-sanitario e assistenziale articolato in una filiera di servizi. Una mission che rappresenta la risposta concreta alla domanda che interpella qualsiasi uomo e donna sul senso della propria esistenza senza soffermarsi su tabù che permangono in una cultura, come la definisce Papa Francesco, illuminista e sottoposta al controllo della ragione che elimina, allontana, esorcizza tutto ciò che non può dominare. Le organizzazioni sanitarie cattoliche sono, pertanto, istituzioni costituite da insiemi di persone e mezzi che diffondono un messaggio e compiono una precisa missione ricca di implicazioni e risvolti, di molteplicità di ruoli, di cambiamenti ed evoluzioni e alle quali non è semplice attribuire una “identità”. «Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», scriveva Eugenio Montale, ma è dalla consapevolezza di ciò che si è e che si vuole che inizia la costruzione del futuro. Non sono società di persone, né società di capitali i cui ricavi vengono reinvestiti in altri capitali o le cui finalità sono quelle di produrre economia e affermarsi sul mercato, ma “imprese” secondo la definizione offerta da san Giovanni Paolo II, nell’enciclica Centesimus annus: «Comunità di persone che condividono un obiettivo comune che è quello della sostenibilità dell’impresa nel lungo periodo e in cui l’autorità viene esercitata non come potere ma come servizio, con carità nella verità, per la costruzione del bene comune».

In fondo, la Chiesa non è attore di secondo piano nell’organizzazione sanitaria, perché per prima, nella storia, si è schierata dalla parte dei sofferenti e degli ammalati e qualunque tipologia di “ricavo” la sanità cattolica abbia percepito lo ha reinvestito in altre cure e assistenza per i malati.

Il secondo e conseguente passaggio è quello relativo al ruolo: cosa facciamo e come lo vogliamo fare?

L’interrogativo cui oggi siamo chiamati a rispondere è anche questo nell’epoca dei tagli alle risorse e dell’aumento delle fasce di soggetti vulnerabili: quale ruolo ha la sanità cattolica? Come essa può continuare a offrire il meglio della propria vocazione alla cura, al prendersi cura?

Era il 2000 quando la Conferenza episcopale italiana (Cei) pubblicava il documento Le istituzioni sanitarie cattoliche in Italia: identità e ruolo, le cui parole iniziali recitavano «La presenza e l’azione della Chiesa nel mondo della salute non può certamente configurarsi come semplice opera di supplenza, né tanto meno come “sanità di parte”. Tale presenza, con l’azione e le opere che ne conseguono, è radicata nel suo stesso essere Chiesa e nella missione ricevuta dal Signore di annunciare il Vangelo, e di curare gli infermi, sempre e dovunque». La Cei, dopo vent’anni, ha sentito la necessità di innovare non solo e non più una concezione prettamente ospedaliera della presenza cristiana nel mondo della salute, ma di rispondere alla domanda di rinnovamento della testimonianza e presenza di tali strutture sul territorio. Proprio con questo obiettivo, a giugno 2019, ha avviato la prima delle giornate di studio di approfondimento sulla sanità cattolica, per dare un “volto nuovo” alle organizzazioni sanitarie e ricondurre la loro esistenza al carisma fondazionale dei propri fondatori.

Sostenibilità economica

Ultimo elemento costituente la solidità di una struttura sanitaria cattolica e di ispirazione cristiana è la sostenibilità economica delle cure che è condizione imprescindibile di stabilità di una organizzazione complessa, ma è anche l’elemento che gioca un ruolo determinante per l’individuazione delle priorità nei casi di “scarsità delle risorse”.

Sappiamo che il campo dell’economia per questa tipologia di strutture è uno strumento, che il denaro deve servire e non governare, però la “crisi economica” confonde e destabilizza e serve a poco sostenere che si è in grado di aiutare il prossimo se poi concretamente non si è in grado di perseguire lo scopo. Come insegna Benedetto XVI nella enciclica Caritas in veritate, la crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino e può diventare un’occasione di discernimento e progettualità a condizione di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. Riprogettare un’organizzazione sanitaria non vuol dire solo creare cambiamenti organizzativi e innovazioni gestionali, ma ritornare alle origini e guardare il carisma dei fondatori e la mission dell’organizzazione. Provare a coniugare l’evoluzione alle proprie radici e progettare e/o pianificare con il reciproco ascolto, permette una visione d’insieme sulle opere e sulle risposte ai bisogni, offre la possibilità di superare le spinte verso l’autoreferenzialità, di superare le divisioni e le differenze, cercando soluzioni vantaggiose, arricchenti per tutti e condivise.

«Abbiamo persone che non riescono a curarsi per povertà, perché oggi anche il pagamento di un ticket per alcune fasce è una difficoltà. Abbiamo persone che hanno difficoltà di accesso ai servizi, anche per l’iperburocratizzazione che noi abbiamo fatto del nostro sistema; persone che non riescono a curarsi perché hanno davanti lunghissime liste d’attesa. Abbiamo persone che hanno bisogno di un tipo di cure intermedie che oggi non vengono date»: questa, l’affermazione di Mariella Enoc, presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, nel suo intervento al convegno ecclesiale di Firenze del 2015; un’esortazione che difende il diritto di poter curare soprattutto le fasce più deboli e invita a superare la crisi facendo prevalere il proprio modello etico di riferimento che pone a fondamento il valore incommensurabile e inviolabile di ogni vita umana.

Insomma un’economia che abbia in mente l’uomo e, in particolar modo, i poveri e, come tale, non può permettersi la crisi perché ogni crisi può essere superata dalla condivisione e dalla politica del sostenersi vicendevolmente. «La nostra salvezza — secondo le parole del cardinale Bassetti, presidente della Cei — dipenderà dall’aver o meno servito i fratelli e le sorelle nei loro momenti di vulnerabilità, dalle relazioni di comunione che avremo stabilito, dalla nostra capacità di sanare quelle relazioni che verranno ferite dagli inevitabili, complessi, percorsi della vita. Al termine della nostra esistenza terrena, ci ricorda il Vangelo, saremo giudicati sulla nostra capacità di aver amato».

di Rossana Ruggiero

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09 dicembre 2019

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