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La solidarietà è più forte del terremoto

· Cristiani in prima linea nell’opera dei soccorsi ·

Mentre chi può si mette in fuga, soprattutto per sottrarsi al rischio della contaminazione nucleare, la comunità cristiana, pur nella sua esiguità, è in prima linea nel prestare soccorso alla popolazione. «La solidarietà è più forte del terremoto», dice padre Charles-Aime Bolduc, missionario canadese e portavoce della diocesi di Sendai, dove lo tsunami ha cancellato il confine tra la terra e il mare. E dove i presuli cattolici del Paese si sono dati oggi appuntamento per mettere a punto, insieme con i responsabili di Caritas Giappone, un primo piano di interventi. A Sendai, infatti — è questa una delle decisioni scaturite nell’incontro — sarà istituito un «Centro di emergenza» per gestire le operazioni umanitarie. «Ci sono morti fra i fedeli cristiani, ma non abbiamo ancora cifre precise. Siamo scossi, ma abbiamo ricevuto il conforto dei vescovi giapponesi. Il sostegno che stiamo ricevendo dal Giappone e da tutto il mondo ci infonde speranza», ha detto il vescovo di Sendai, Martin Tetsuo Hiraga.

Attualmente, a decine di migliaia sono accampati nelle scuole, nelle palestre, negli edifici che restano in piedi. «Nonostante faccia molto freddo hanno una sola coperta», racconta ancora padre Charles. Le temperature invernali riducono il rischio di epidemie, ma le condizioni igieniche generali e la mancanza di acqua potabile sono un grosso problema». «Il dramma non ha piegato la disciplina e la dignità dei giapponesi anche perché dal resto del Paese e dal mondo continuano ad arrivare aiuti umanitari». La situazione più critica riguarda la regione costiera, a una decina di chilometri dalla città di Sendai. «Portare cibo e prestare assistenza — sottolinea padre Charles — è quasi impossibile: le strade sono state inghiottite dal mare, non si passa». Anche a Sendai, inoltre, c’è ansia per gli incidenti nell’impianto nucleare di Fukushima, circa 100 chilometri più a sud. Gli ordini di evacuazione e le disposizioni straordinarie del Governo si applicano alle zone in un raggio di 30 chilometri dalla centrale, ma la paura non si ferma lì. «La nostra squadra di soccorso — racconta Aine Ono di Caritas Giappone — ha raggiunto la diocesi di Sendai, quella più colpita, e dovrebbe cominciare a distribuire acqua e cibo nelle prossime ore».

Sempre a Sendai, si sono svolti ieri, nella cattedrale, i funerali del missionario canadese André Lachapelle, della Società per le Missioni Estere del Québec, in Giappone dal 1961, che è stato travolto dalle onde dello tsunami, mentre cercava di raggiungere in automobile la sua parrocchia di Shiogama.

Tra le testimonianze di solidarietà anche quella della Chiesa cattolica in Myanmar che ha indetto per domenica 20 marzo una Giornata speciale dedicata alle vittime giapponesi. L’arcivescovo di Yangon, Charles Maugun Bo, in accordo con gli altri presuli del Paese, ha invitato tutte le parrocchie a offrire le messe in suffragio delle vittime e a indire una speciale colletta da destinare alla Caritas giapponese.

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