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La solidarietà degli imam ai cristiani perseguitati

· Nei sermoni del venerdì ripetuti appelli alla pacifica convivenza in Egitto ·

Il Natale copto in Egitto è trascorso in maniera tranquilla, ma ora gli occhi sono puntati sul futuro perché, chiedono molti Governi, gli attacchi contro i cristiani vanno fermati. Mentre si moltiplicano le iniziative diplomatiche, soprattutto a livello europeo — a iniziare dall'Italia e dalla Francia — per porre al centro dell'attenzione mondiale il problema, ieri, venerdì, nei tradizionali sermoni degli imam sono risuonate parole di solidarietà e di condanna nei riguardi dell'estremismo religioso. Dopo l'attentato di fine anno alla chiesa copto ortodossa dei Santi d'Alessandria — che ha provocato la morte di ventitré persone — un clima di timore e di incertezza aveva accompagnato i preparativi per le celebrazioni del Natale, che si è celebrato il 7 gennaio. Le nuove minacce, giunte su internet, avevano poi contribuito a trasformare la vigilia della festa in momento di particolare tensione.

Alle celebrazioni, però, mischiati tra i fedeli, c'erano anche, a titolo personale, molti musulmani, come segno di vicinanza alla comunità copta. E, come accennato, la vicinanza dei musulmani è stata ribadita negli appelli degli imam in tutto il Paese e all'estero. «La condanna da parte di tante autorità musulmane dell'attentato di Capodanno contro la chiesa ad Alessandria d'Egitto — ha sottolineato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, durante un'intervista televisiva alla Rai — è il frutto della retta coscienza della maggioranza dei fratelli musulmani, che non si sentono assolutamente identificati con queste violenze, contrarie a qualunque religione, alla vita e al rispetto dell'essere umano immagine di Dio». Il gran mufti de Il Cairo ha ricordato, durante il sermone, che «i crimini che non fanno differenza tra cristiani e musulmani ed erano condannati dal Profeta». In Arabia Saudita, il grande imam della moschea del Profeta a Medina, Sheikh Salah Badr, ha descritto l'attentato come «un atto d'ingiustizia e come un'aggressione contraria ai principi dell'islam». L'imam ha inoltre posto l'accento sul pericolo che il mondo possa precipitare in un abisso di conflitti e guerre «che cancellano i valori come la tolleranza e la convivenza pacifica».

Una voce di condanna contro l'estremismo religioso è giunta, sempre ieri, anche dal leader della grande moschea di Roma. L'imam Ahmed El Saqa ha affermato, durante la preghiera del venerdì, che gli attacchi ai cristiani «vanno contro la tolleranza dell'islam e delle sue regole» aggiungendo che «l'islam protegge la diversità di credo». E ha concluso: «Lo Stato appartiene a tutti i suoi figli, a prescindere dalla loro religione e tutti dovrebbero vivere insieme in sicurezza e in pace. Ogni azione che colpisce l'unità nazionale di qualsiasi Paese, non è supportata da alcuna legge etica o religione». Le preghiere per la pace degli imam sono poi accompagnate da altre forme espressive di solidarietà. In particolare, internet è spesso utilizzato per diffondere messaggi di fratellanza o immagini dove la croce e la mezzaluna sono disegnate una accanto all'altra.

Nei giorni scorsi, in Egitto, tramite un sito internet, cristiani e musulmani erano stati sollecitati a unirsi in una grande manifestazione che si è poi svolta ieri sera nelle strade de Il Cairo e di Alessandria. Vestiti di nero e con su alcuni abiti l'immagine di una chiesa cristiana e di una moschea legate da un ramo d'ulivo e la scritta «una sola nazione» o con in mano una Bibbia o un Corano — riferiscono le fonti — decine di giovani e adulti hanno sfilato lungo il ponte dei Leoni a Il Cairo e lungo la «corniche», il lungomare di Alessandria, «per dare solidarietà e per dire “no” a chi tenta, con la violenza, di dividere un Paese già da tempo percorso dalle tensioni religiose». Gli egiziani, ha puntualizzato il ministro delle Finanze, Youssef Boutros-Ghali, «non sono estremisti e l'ondata di conservatorismo viene da fuori. Abbiamo importato una corrente estranea al nostro Paese». La diplomazia, nel frattempo, muove i suoi passi per richiamare i Governi a intervenire per fermare le violenze. Il ministro italiano degli Affari Esteri, Franco Frattini, ha inviato una lettera all'Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera di sicurezza comune, Catherine Ashton — coofirmata assieme ai ministri degli Esteri di Francia, Polonia e Ungheria — per chiedere che la questione degli attacchi contro le comunità cristiane venga iscritta all'ordine del giorno della riunione del 31 gennaio, a Bruxelles, al fine di discutere sulle misure concrete da mettere in atto per promuovere il rispetto della libertà religiosa e di espressione. Nella lettera si riafferma che l'Unione europea «non può essere indifferente rispetto a quanto accaduto negli ultimi mesi e che devono essere ritenute inaccettabili l'incitazione o il ricorso alla violenza nei riguardi dei diversi gruppi o comunità religiose». Il ministro Frattini ha anche aggiunto di essere stato informato dal Governo egiziano sull'andamento delle indagini relative all'attentato contro la chiesa copto ortodossa ad Alessandria. Il ministro ha espresso «soddisfazione per l'impegno investigativo, così come per le misure di protezione e di sicurezza rafforzate in occasione della celebrazione del Natale copto». E ha concluso: «Ritengo questi elementi importanti e indicativi di un impegno dell'Egitto su cui contiamo e che, sono certo, l'intera Europa dovrà sottolineare in occasione del dibattito promosso per il 31 gennaio». In precedenza, in Francia, il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, aveva condannato «ciò che assomiglia sempre più a un piano particolarmente perverso di epurazione religiosa nel Vicino Oriente». Sempre in Europa, si registra l'iniziativa tedesca del cancelliere federale Angela Merkel che ha mandato un inviato in Egitto per verificare le condizioni della comunità cristiana.

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19 settembre 2019

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