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La Siria
ha bisogno di pace

· Auspicato un accordo al vertice in programma il 7 settembre ·

Aleppo, 31. L’opinione pubblica in Siria «osserva con favore» questi tentativi di parte della diplomazia internazionale «di giungere a una soluzione duratura del conflitto» cercando di allentare la tensione, e non «fomentando nuove violenze». 

È quanto ha sottolineato il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, monsignor Georges Abou Khazen, commentando l’incontro del prossimo 7 settembre — il terzo dal novembre dello scorso anno — fra i presidenti di Russia, Iran e Turchia. A ospitare il summit la città di Tabriz, nel nord dell’Iran. «Il nostro augurio — ha sottolineato il presule — è che questi tentativi possano non solo allontanare le minacce, ma aiutino a giungere a un accordo generale di pace».
Dopo Russia (Sochi) e Turchia (Ankara), sarà dunque l’Iran ai primi di settembre ad ospitare il nuovo vertice fra Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdoğan e il padrone di casa Hassan Rouhani. Da anni i tre paesi, partendo da fronti opposti nello scacchiere mediorientale, sono fra i più attivi nella ricerca di una soluzione a un conflitto entrato nell’ottavo anno e che ha già provocato quasi mezzo milione di morti e innescato la peggiore catastrofe umanitaria dalla seconda guerra mondiale.

Al centro dei colloqui la situazione a Idlib, nel nord della Siria, ultima roccaforte dei ribelli e jihadisti nel paese. «A Idlib — ha dichiarato il vicario apostolico all’agenzia AsiaNews — si respira un clima di paura, e non si sa come andrà a finire. Sul terreno non vi sono solo combattenti di origine siriana, ma pure gruppi stranieri e quelli non vogliono certo politiche di riconciliazione o accordi di pace. Noi, invece, preghiamo per la pace — prosegue il presule — e facciamo del nostro meglio perché la situazione si possa regolarizzare. Il governo ha fiducia negli incontri fra Russia, Iran e Turchia e se queste tre realtà trovano un accordo, la speranza è che si possa tradurre poi all’atto pratico sul terreno di battaglia. Speriamo che qualcuno non ci metta lo zampino facendo saltare tutto». Per monsignor Georges Abou Khazen, «la speranza comune è che si trovi un accordo su Idlib e per tutto il paese».

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