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E' sparita
la via Lattea

· Inquinamento luminoso e tormenti degli astronomi ·

La controversia sulla nuova illuminazione stradale al Led di Roma è stata ripresa anche dalla stampa statunitense con articoli sia sul «The New York Times» sia sullo Smithsonian online (www.smithsonianmag.com), pubblicazione dello Smithsonian Institute di Washington dc. È stato perfino argomento di discussione tra i nostri colleghi astronomi qui a Tucson, centro mondiale dell’astronomia, nonché quartier generale dell’International Dark Sky Association (www.darksky.org).

Caravaggio, «Vocazione di san Matteo» (1599)

L’inquinamento luminoso è il tormento di tutti gli astronomi. Quando le luci cittadine si alzano nel cielo, diventa impossibile osservare galassie e nebulose fioche. La Specola Vaticana ha posizionato il suo moderno telescopio in Arizona, proprio a seguito del crescente inquinamento luminoso intorno a Castel Gandolfo, che dal 1980 ha reso impossibili le osservazioni dai nostri telescopi posti lì. E in realtà negli anni Trenta dello scorso secolo ci eravamo trasferiti da Roma a Castel Gandolfo proprio per la stessa ragione, ovvero per evitare la fiorente illuminazione stradale a Roma.
Pur disponendo delle norme più rigide al mondo sull’illuminazione stradale, anche a Tucson negli ultimi cinquant’anni la crescita della popolazione è stata tale da incidere su molti dei telescopi collocati sulle montagne circostanti. Oggi è necessario costruire nuovi grandi telescopi nel deserto nel nord del Cile o su remote isole vulcaniche nell’oceano Atlantico o nel Pacifico.
Ma non è solo l’astronomia a essere colpita dalla sconsiderata installazione di troppe luci cittadine. La migrazione di animali viene interrotta. Le tartarughe appena nate su spiagge vicine ai resort illuminati a giorno non riescono a trovare l’oceano e muoiono. In molte città gli uccelli volano fino a morire, volteggiando senza fine intorno a grattacieli illuminati. Insieme agli uccelli e alle tartarughe viene disturbato anche il ciclo vitale animale dell’uomo: il sonno è reso difficile dalla troppa luce azzurra che la notte entra dalle nostre finestre. È questo uno dei maggiori problemi connessi a molte illuminazioni stradali al Led.
Paradossalmente, queste sfavillanti illuminazioni cittadine sono quasi inutili per le esigenze umane. È evidente che la luce diretta verso il suolo può aiutare i pedoni e i guidatori; ma c’è qualcuno che cammina in cielo? E tuttavia tante nostre luci cittadine illuminano verso l’alto, dove non sono necessarie. Un vicolo illuminato dà l’illusione di sicurezza, ma di fatto la maggior parte delle luci nelle strade producono ombre profonde nelle quali i ladri si possono nascondere impunemente. E intanto i graffitari sono contenti di riuscire a vedere i muri che stanno deturpando!
Troppo spesso le illuminazioni delle città sono disegnate con più attenzione a quanto sono suggestive di giorno che a quanto bene servono i nostri fini la notte. Vi sentireste a vostro agio nel salotto di un amico se tutte le luci elettriche fossero prive di una schermatura? Tuttavia, raramente pensiamo a schermare le luci cittadine, permettendo loro di splendere direttamente nei nostri occhi. Se riusciamo a vedere la fonte della luce, allora la luce è mal progettata… ed è più probabile che ci accechi piuttosto che illumini la strada.
Di fatto, l’occhio umano è ben adattato a bassi livelli di luce. La luce delle stelle e della luna in realtà sono sufficienti per illuminare le nostre vie. Come astronomo che ha visitato molti luoghi bui e remoti, sono riuscito a vedere la mia ombra anche solo grazie alla luce della Via Lattea. Di solito le notti più buie sono quelle nuvolose, quando le stelle e la luna sono nascoste. Oggi, invece, le nubi basse non fanno altro che riflettere la nostra illuminazione umana e trasformare una notte nuvolosa in un giorno mal illuminato.
E quanti bambini, al giorno d’oggi, hanno mai visto la Via Lattea?
C’è una storia raccontata dagli astronomi che illustra il problema. Nel 1992, dopo che a Los Angeles un terremoto di prima mattina aveva spinto un milione di persone a uscire dalle loro case e stare nel buio, il Griffith Planetarium ricevette molte, moltissime telefonate da persone spaventate. «Perché il terremoto ha fatto sembrare il cielo così terrificante?», chiedevano. Ovviamente il terremoto non aveva fatto nulla del genere... semplicemente aveva messo fuori uso la rete elettrica e le luci della città. Un milione di persone videro — alcune per la prima volta nella loro vita — com’è davvero il cielo.
Cambiare le nostre abitudini di illuminazione non è facile. Anche le luci intorno alla sede della Specola Vaticana a Castel Gandolfo sono colpevoli di molte delle cose che denuncio qui. Sarò pure il direttore della Specola, ma ho imparato in prima persona quanto sia difficile fare comprendere al personale laico e agli ingegneri vaticani la necessità di un’illuminazione bassa, schermata.
Al di là di tutti questi problemi pratici, c’è anche un prezzo spirituale da pagare per le nostre cattive abitudini riguardanti l’illuminazione. La luce e il buio sono un tema di molte nostre preghiere e passi delle Scritture preferiti, ma il loro significato diventa oscuro se non abbiamo un’esperienza concreta del buio... o la capacità di vedere le stelle che risplendono in questo buio.
La liturgia della veglia pasquale inizia con una celebrazione della luce nel buio, e la prima lettura è il racconto della Genesi della creazione dell’universo, con il fiat, «Sia la luce!». Certamente la luce è una cosa buona. Pensiamo al buio come al nemico di tale luce. Tuttavia, il buio spirituale non è la stessa cosa del buio della notte. Benedetto xvi, nella sua omelia della veglia pasquale nella basilica di San Pietro del 2012, ha descritto benissimo questa differenza. «Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga. Dove vada la stessa nostra vita. Che cosa sia il bene e che cosa sia il male».
Se non riusciamo a vedere la differenza tra bene e male, allora a che cosa servono tutte le altre luci che abbiamo, tutti i frutti delle nostre conquiste tecnologiche? Le nostre luci artificiali possono essere segni straordinari di progresso, sì; ma Benedetto xvi ci ha ricordato che «sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo».

La luce creata da Dio dà la vita. E la luce che cerchiamo di fare da soli, per sostituire la luce di Dio, invece? «Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili — ha osservato Benedetto xvi —. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati?».

Da Tucson Guy Consolmagno

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01 maggio 2017

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