Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La Sicilia che respira

Dieci ore sono bastate a Benedetto XVI per parlare al cuore più vero di Palermo, della Sicilia e dei siciliani. E tramite loro a tutta l'Italia, come ha detto nell'incontro con i giovani, l'ultimo ma che il Papa stesso ha definito «quello centrale» di una giornata davvero memorabile. In una visita che ha permesso a centinaia di migliaia di persone — forse quasi mezzo milione, comunque tantissimi, sommando i fedeli presenti alle celebrazioni e i palermitani riversatisi nelle strade di una bellissima capitale europea — di accogliere il vescovo di Roma. Che è venuto per confermare i cristiani ed è tornato a casa a sua volta confermato dalla fede e dalla speranza dei siciliani. Come ha voluto lui stesso sottolineare ancora ai giovani, lasciandosi poi abbracciare con tenerezza da tutti quelli che lo circondavano sul palco.

È stato un avvenimento importante, e certo non solo per la Sicilia. Ma la maggioranza dei media italiani sembra non averlo valutato per quello che veramente si è dimostrato, tra agenzie di stampa poco attente al suo insieme e quotidiani nazionali che magari vi hanno dedicato spazio ma non hanno ritenuto che meritasse la prima pagina (con l'eccezione di molte aperture televisive e dei richiami su «la Repubblica» e «l'Unità»). Sino al londinese «The Independent», arrivato a negare la forte condanna della mafia da parte di Benedetto XVI facendo rimpiangere l'esemplare comportamento dei media britannici durante la visita papale nel Regno Unito.

Invece a Palermo il Papa ha condannato la criminalità mafiosa più volte, sin dall'omelia durante la grande messa sul mare, e con una nettezza inequivocabile: ricordando per ben tre volte don Pino Puglisi, «ucciso dalla mafia» in un «barbaro assassinio», e ricollegandosi significativamente alla predicazione, anche attuale, dell'episcopato siciliano. Aggiungendo poi, a conclusione della visita, un gesto simbolico che resterà: nelle luci struggenti del crepuscolo sull'autostrada, l'omaggio e la preghiera silenziosa davanti alla stele di Capaci che ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, vittime dell'attentato mortale divenuto emblema della lotta contro il fenomeno mafioso.

Benedetto XVI nella capitale siciliana ha lasciato parole che non saranno dimenticate, portando «un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani» e alzando la voce per scandire che «ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce!». Esortando poi i giovani, certo non solo in Sicilia, a non avere paura di contrastare il male. «Non cedete — ha detto loro il Pontefice — alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo».

Ma come si possono superare le tante difficoltà, i problemi di ogni giorno, preoccupazioni sempre più assillanti? Il Papa lo ha ripetuto nei tre grandi incontri palermitani e lo ha riassunto ai giovani: andando alla radice, tenendo accesa nelle famiglie — che sono il luogo primo dell'educazione — «la fiaccola della fede che si trasmette di generazione in generazione», in una terra cristiana per antichissima tradizione e vitalità, come è la Sicilia. Che ha un futuro se si imiteranno le donne e gli uomini che l'hanno fatta crescere, magari silenziosamente. Per creare una nuova speranza, nella certezza che nessuno potrà togliere la gioia e la forza di Dio alla Chiesa. Che, al servizio di tutti, può e vuole aiutare la Sicilia a respirare.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE