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La siccità mette a rischio le coltivazioni di grano

· Allarme in Europa dove il prezzo del cereale è cresciuto ai massimi da tre mesi ·

Gran parte dell’Europa è tormentata negli ultimi mesi dalla siccità che sta aggravando le condizioni delle coltivazioni di grano in un crescendo di preoccupazione simile a quello della scorsa estate. Allora l’allarme riguardava la regione del Mar Nero: i disastrosi raccolti di cereali e le migliaia di incendi che colpirono la Russia spinse il Cremlino a bandire le esportazioni (misura tuttora in vigore) e proiettarono le quotazioni del frumento a livelli record. La corsa al rialzo è ripresa negli ultimi giorni: il prezzo del cereale è cresciuto mercoledì al massimo da tre mesi a Parigi (240,50 euro per tonnellata), mentre a Chicago ha guadagnato il 6,9 per cento a 817 centesimi di dollaro per bushel, accompagnato dal mais (+4,1 per cento a 749.75 USc/bu). Negli Stati Uniti numerose aree agricole hanno subito un eccesso di pioggia che — oltre alla devastante piena del Mississippi — ha costretto a rallentare le semine.

L’allarme maggiore è però rappresentato dal centro Europa, dove invece tra febbraio e aprile ci sono state precipitazioni pari a circa il 40 per cento della media e per cui non è prevista pioggia almeno fino a giugno. A soffrire sono soprattutto la Francia — il Governo francese ha già proclamato lo stato di crisi in diversi dipartimenti, dove l’acqua viene razionata — e, in misura minore, la Germania: i primi due esportatori europei di frumento.

L’arrivo del maltempo invece ha salvato per ora dalla siccità il nord Italia dove è caduto nelle diverse regioni dal 75 per cento al 100 per cento di pioggia in meno nell’ultimo mese, durante il quale si sono peraltro registrate temperature superiori dai 2 ai 4,5 gradi centigradi rispetto alla media. È quanto ha affermato la Coldiretti sulla base delle elaborazioni su dati Isac-Cnr nel mese di aprile, che registrano il forte scostamento delle temperature e della piovosità dal periodo 1970-2000. La situazione è drammatica nelle campagne dove, sottolinea la Coldiretti, sia le nuove piantine che i germogli sono imprigionati fra le croste di terra secca, mentre i trattori lavorano in mezzo a nuvole di polvere. A rischio, secondo gli agricoltori, ci sono il mais e gli altri cereali come frumento, l’orzo e il riso ma anche le coltivazioni orticole come il pomodoro e le patate.

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22 agosto 2019

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