Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La Shoah
delle donne

· Il cielo sopra l’inferno ·

Dal 1939 al 1945 fu in funzione a Ravensbrück, a un centinaio di chilometri a Nord di Berlino, un campo di concentramento per sole donne. Il campo, che inizialmente conteneva duemila donne, tutte prigioniere politiche tedesche ed austriache, arrivò alla fine a contenerne oltre quarantacinquemila. Tranne che in alcuni momenti, in particolare nel periodo finale, le detenute erano in prevalenza politiche, asociali, zingare, donne accusate di avere avuto rapporti con ebrei inquinando la razza. Le ebree non superavano il 10 percento.

Prigioniere di Ravensbrück subito  dopo la liberazione da parte dei sovietici (30 aprile 1945)

A partire dall’autunno 1944, quando le camere a gas di Auschwitz smisero di funzionare, il campo fu dotato di una, forse due, camere a gas e funzionò come campo di sterminio. Nel campo furono detenute anche prigioniere importanti, in genere trattate meglio delle altre in quanto considerate possibili ostaggi, come Gemma La Guardia, la sorella del sindaco di New York, ebrea, e come la nipote del generale De Gaulle, Geneviève. Il numero delle donne che vi perirono oscilla, a seconda degli storici, tra trenta e novantamila. Il numero delle donne che vi furono detenute complessivamente supera i centomila. Vi erano rinchiuse prigioniere di molte nazionalità: quelle dei paesi occupati dai nazisti, con una prevalenza di russe, per lo più militari dell’Armata Rossa, polacche e francesi. C’erano anche dieci prigioniere inglesi, agenti dei servizi segreti arrestate in Francia. Le donne italiane furono circa mille, per la maggior parte detenute politiche. Ravensbrück fu liberato dall’Armata Rossa il 30 aprile 1945.

E’ una storia terribile ed appassionante, questa del campo femminile di Ravensbrück e delle sue detenute, narrata da Sarah Helm in un volume di oltre settecento pagine (Il cielo sopra l’inferno. La drammatica storia vera di Ravensbrück il campo di concentramento nazista per sole donne, Newton Compton, Roma, 2015, pagine 717, euro 12.90). Inglese, giornalista, l’autrice scrive in uno stile narrativo che rende il libro di piacevole lettura nonostante l’oggetto e la mole, pur muovendosi con il rigore di uno storico tra le fonti documentarie ed orali, le numerosissime interviste da lei stessa realizzate. Al cuore del suo interesse, non sono i numeri, ma i nomi. Ciò che la appassiona è restituire la vita a quelle donne, al modo in cui vissero nel campo, o in cui vi morirono, alle infinite storie di forza, eroismo, dolore, morte.

A partire dal 1942, nel campo si realizzarono esperimenti medici sulle prigioniere. La maggior parte di queste cavie, un centinaio circa, erano polacche. Nel campo erano chiamate “conigli”. Molte morirono, alcune delle sopravvissute riuscirono a trasmettere in Polonia e poi agli Alleati le notizie dettagliate degli esperimenti e a chiedere aiuto. Senza risultato, come senza effetto fu anche il tentativo di fare recedere dalla sua posizione di non intervento la Croce Rossa internazionale. La forte influenza di Ernst Grawitz, presidente della sezione tedesca della Croce Rossa, amico di Karl Gebhardt, il direttore medico degli esperimenti di Ravensbrück, impedì ogni intervento fino al 1945. Grawitz si suicidò alla caduta del Reich, Gebhardt, che era anche il medico personale di Himmler, fu imputato nei processi ai medici di Norimberga e impiccato nel 1948. Un ulteriore tassello del coinvolgimento della classe medica nazista nello sterminio.

di Anna Foa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE